Achab e la letteratura

Tutto inizia nella mia testa con il discorso di Neil Gaiman presso la Reading Agency. Quanto segue è il risultato del flusso di pensieri seguito alla mia prima lettura di quel discorso, fra i mille impegni della vita ci è voluto un po’ di tempo per trasformare frasi senza senso in testo.

Nel suo discorso, Gaiman fa notare che alfabetizzazione e lettura, di fiction in particolare, sono fortemente correlate. Alfabetizzazione significa saper leggere e scrivere, tutti sanno farlo, ma questo non impedisce ad alcune persone di lanciare allarmi generali e catastrofici a riguardo. Urlare previsioni di sventura a chiunque sia tanto sfortunato da ascoltare è parte del modo di fare comunicazione di diversi media, ma in questo caso sembra esserci una base solida. A volte, guardandomi intorno, vorrei gridare a qualcuno “Se ti annoi tanto, leggi un libro”. Nella mia esperienza, leggere è un modo per tornare a eventi interessanti quando la realtà è poco stimolante, per scoprire cose nuove, luoghi nuovi, per dare libero sfogo alla creatività e all’immaginazione. L’unica cosa per me inimmaginabile è un mondo senza libri. Decido di fare qualche ricerca, basta una visita al sito dell’Istituto Nazionale di Statistica, e farmi un’idea di quanti sono i lettori in Italia. In base ai dati riportati (relativi al 2012), meno di una persona su due (46%) ha letto un libro negli ultimi dodici mesi, e di questi meno di una persona su due (ancora 46%) ne ha letto al massimo tre. In altre parole, un italiano su quattro ha letto più di tre libri in un anno, una media bassissima non solo rispetto agli altri paesi, ma in assoluto. Altro dato significativo, la fascia di età con il maggior numero di lettori (in percentuale) è quella compresa tra gli 11 e i 14 anni, dato non sorprendente per due diversi motivi: uno, la scuola gioca un ruolo importante in questa statistica, anche solo forzando un titolo per motivi didattici; due, il progressivo invecchiamento del nostro paese, come vari telegiornali a volte ricordano, ha ridotto il numero di appartenenti a questa fascia.

I dati qui riportati sono molto generici e non fanno distinzione su cosa viene letto. Questo significa che una di quelle letture potrebbe essere un libro di cucina o l’oroscopo di Paolo Fox. Questa non è letteratura.

A restringere ancora il campo, queste pagine sono dedicate a un particolare genere, il fantasy, anche se in questo caso vorrei considerare una categoria più ampia, quella della Speculative Fiction. Questo termine include tutte quei racconti in cui l’azione si svolge in mondi con caratteristiche diverse da quello in cui viviamo: soprannaturali, tecnologiche, percorsi storici differenti e così via.

A volte è opera del demonio.

A volte è opera del demonio.

Spesso questi libri vengono definiti “per bambini”, espressione usata in modo dispregiativo anche nei confronti delle scelte letterarie degli adolescenti. In realtà chi non legge questo tipo di racconti non comprende la reale enormità dell’offerta racchiusa in questi generi. Potreste definirlo un circolo vizioso, ma come si può valutare qualcosa senza aver compiuto le dovute ricerche? Senza l’indagine, l’opinione diventa pregiudizio. A parziale discolpa dei detrattori, nel corso degli ultimi decenni si è stabilito un solido rapporto tra questo tipo di fiction e la tradizione del romanzo di formazione, rapporto già ben sviluppato negli anni settanta e quindi molto più antico del personaggio di Harry Potter, diventato il modello delle storie per bambini e neo-adolescenti negli ultimi quindici anni. Allo stesso tempo, la serie di J. K. Rowling rappresenta un passaggio fondamentale perché ha risvegliato l’interesse per la lettura in intere generazioni, è stata la porta attraverso cui molti si sono avvicinati ai libri. Proprio a causa di questo enorme successo, in Italia come all’estero Harry Potter è stato etichettato come spazzatura. Avanzando di qualche anno, si arriva al recente episodio della serie Twilight di Stephenie Meyer, vittima dello stesso trattamento per le stesse motivazioni. Racconti scritti male, senza coerenza, “per bambini”, meglio leggere questo o quell’altro autore.

Interludio 1:

Inizia tutto intorno al 2004 con un progetto narrativo ma anche educativo: spiegare alle adolescenti di oggi che entrano per la prima volta a contatto con il mondo esterno, lontane dalla protezione delle famiglie, quali sono i pericoli a cui vanno incontro. È passato molto tempo dal giorno in cui si poteva parlare di sessualità usando la metafora della bambina e del lupo, serviva un’immagine in grado di colpire l’immaginario delle ragazze di oggi. Per esempio i vampiri, già di moda da dieci anni circa e in grado di affascinare le teenager. I licantropi sono il loro naturale completamento, reminiscenza del lupo dei fratelli Grimm, ma anche simbolo di un estetica maschile fatta di addominali scolpiti e machismo sfrenato. Un progetto nato dalla mente di un’autrice proveniente da una famiglia con forti valori religiosi, come tanti altri scrittori americani di grande successo, cresciuta con la famiglia e la chiesa da bambina, con l’università nello Utah, stato di profonda tradizione mormone, da giovane donna. Il progetto si divide in quattro libri, da questi vengono tratti cinque film, il prodotto diventa virale e migliaia di teenager litigano per decidere se siano meglio i licantropi o i vampiri. La legge del contrappasso.

Gaiman definisce questi romanzi “porte d’ingresso alla lettura”, perché ritiene sia preferibile abituare bambini e adolescenti a compiere il gesto di leggere, arrivando gradualmente a libri più impegnativi che richiedono grande attenzione. Nel caso dei classici, è facile ritenerli superati e tutti i tentativi di difendere la loro attualità si scontrano con una società moderna profondamente diversa da quella in cui queste storie sono ambientate. Come convincere chi legge dell’enorme valore culturale e letterario di questi romanzi? La vera grandezza di questi lavori può essere vista solo se si superano gli ostacoli creati dalla distanza temporale, mentre abituando alla lettura si può cercare di ampliare il campo di interesse. La parola chiave qui è interesse: non esistono libri scarsi a priori, esistono storie, a volte scritte bene altre volte meno. Non sempre le prime sono più attraenti delle seconde, soprattutto perché siamo noi a decidere i nostri canoni e le scelte non sono sempre ragionate. Mortificare un lettore stroncando un titolo ritenuto da lui o lei valido significa allontanarlo in maniera forse definitiva dalla libreria.

Questi adolescenti un giorno diventeranno adulti e censurando le loro scelte saranno non lettori, come gli adulti di oggi. Esistono diversi motivi per cui pochi adulti oggi leggono, ma uno di questi è sicuramente dato dalla miriade di impegni fisicamente e mentalmente stressanti di ogni giorno. Chi arriva a casa non vuole affrontare un’esperienza faticosa come leggere “letteratura alta”, come vorrebbero le regole dell’intellettualismo dilagante. Chi ha passato ore in ufficio o in fabbrica o in qualsiasi altro posto di lavoro vuole rilassarsi, staccare la spina. Molte persone leggono durante il tragitto dalle case ai luoghi di lavoro, ma si tratta di contesti rumorosi, in cui è difficile concentrarsi. Seguendo i consigli del critico queste persone rifiutano di mettere le mani su letteratura di basso livello. O almeno la rifiutano fino a quando non è un bestseller, ma in quel caso è il libro di cui tutti parlano, non leggerlo significa rimanere esclusi dalla conversazione. Un esempio recente di questo fenomeno è dato da Il grande Gatsby, su cui si è fissata l’attenzione dei media dopo l’uscita del film, tanto da spingere numerosi lettori a portare il romanzo di Fritzgerald in spiaggia.

Rimane quindi la televisione o il cinema e la sua offerta narrativa, con la possibilità di scegliere tra diversi formati (film, serie televisiva, reality show, etc.) e decine, centinaia di prodotti legati a ogni formato. Questi sono i veri concorrenti dei libri perché questa è la realtà del lettore mancato. Arrivare a casa stanchi da lavoro e accendere la televisione perché leggere è una fatica. Questo non accade perché i media fanno il lavaggio del cervello, accade perché manca un’abitudine a leggere, a considerare la lettura un intrattenimento. I responsabili di questa visione errata sono tanto i critici quanto chi assume atteggiamenti snobisti, entrambe le categorie affannate a dividere la letteratura buona da quella scarsa. È un tema ricorrente, dimostratosi sbagliato molte volte in passato e nel quale si continua a ricadere. L’esempio più clamoroso e vicino a noi è rappresentato dalle opere teatrali di William Shakespeare, considerate inadatte a un pubblico colto e raffinato come quello della nobiltà inglese del XIX secolo. Se una persona del XXI secolo parlasse con quegli stessi nobili inglesi, sentirebbe più o meno le stesse frasi pronunciate ancora oggi da tanti autoproclamati esperti, gli schemi di giudizio sono incredibilmente simili. Quegli stessi esperti del XXI secolo darebbero opinioni negative e forse anche sarcastiche di questi nobili che respingevano i lavori di Shakespeare. Tutti i commenti suonerebbero più o meno così: “Come potevano questi ignoranti ritenere Shakespeare di basso livello? E questi si definivano colti e raffinati?”. Me lo chiedo anche io.

Il finale racconta di un ascoltatore incantato da una delle trentadue serie di CSI, ambientate in tre diverse città americane, tutti gli episodi uno di seguito all’altro, tutti con lo stesso morto e gli stessi esami scientifici a dimostrare chi, inequivocabilmente, sia l’assassino. Sherlock Holmes volò dalla finestra per molto meno.

Interludio 2:

Inizio del XII secolo: una casata nobiliare inglese, i Plantageneti, si stabilisce al potere grazie al matrimonio tra il suo capostipite e la figlia del Re d’Inghilterra. Grazie a quel fortunato precedente quindici dei suoi eredi regneranno sul trono, monopolizzando la carica fino al 1485. Nel corso degli oltre tre secoli di storia la casata si divide in due grandi famiglie, Lancaster e York, in lotta tra loro per ragioni di potere, denaro e prestigio, conflitti tanto violenti quanto cruenti. I simboli delle due famiglie erano, rispettivamente, una rosa rossa e una rosa bianca.

Metà degli anni 90 del XX secolo: uno scrittore americano, tale George Martin, racconta la storia di due famiglie, Lannister e Stark, in lotta tra loro per ragioni di potere, denaro e prestigio, conflitti tanto violenti quanto cruenti. Per rendere i contenuti più intriganti decide di inserire numerosi elementi sessuali, spesso provocatori, devianti o semplicemente inappropriati all’età dei personaggi coinvolti, a ben vedere non troppo lontani dalla realtà medioevale di riferimento. I suoi libri hanno un discreto successo ma nella norma per un fantasy in cui sono coinvolti anche draghi e non morti. La vera fama arriva a seguito della proposta di trasformare il suo lavoro in serie televisiva. I suoi romanzi diventano virali, improvvisamente il fantasy è fonte di discussione quotidiana e si diffonde la convinzione che George Martin abbia trasformato il genere in un contenitore di violenza e sessualità senza freni. Ricordate quando dicevo “senza indagine l’opinione diventa pregiudizio”?

Non bisogna stupirsi se molti dei libri più venduti sono quelli alla base di film o serie televisive. Una delle ragioni per cui questi diventano catalizzatori per i romanzi è conseguenza di quanto detto: lo spettatore si avvicina alla narrazione senza dover bruciare energie che sente di non avere, ma alcuni di loro finiscono per trovarle comunque dopo un primo contatto meno impegnativo, acquistando il libro e leggendolo. Questo tipo di contenuti rappresenta quindi un modo per riavvicinare potenziali lettori alla letteratura, processo complesso perché non esistono garanzie iniziali, né sul testo né sulla sua trasposizione cinematografica. Inoltre non sempre questa tecnica si rivela vincente sul lungo periodo e chi acquista una volta non necessariamente tornerà di nuovo in libreria.

Il punto fondamentale è proprio questo: è più semplice accettare qualsiasi racconto, purché si legga e si familiarizzi con l’atto di leggere, sarebbe molto più semplice che trasformare un non lettore in lettore. Dialogando con chi legge, senza predicare da un pulpito ma cercando di comprendere i loro gusti e i loro interessi, troveremo persone disponibili a confrontarsi con romanzi impegnativi, dati loro tempo e libertà di scelta.

Io sono di parte, viaggio per mondi dove potete incontrare ogni tipo di creatura fantastica. I testi di cui parlo sono per bambini e sono privi di importanza. Uno dei protagonisti di questi testi senza importanza, disprezzato e odiato dalla sua stessa famiglia, nano o diavolo a seconda di quanto offensivi vogliate essere nei suoi confronti, sostiene che una mente abbia bisogno di libri quanto una spada della cote: senza questi strumenti, nessuno dei due sarebbe in grado di tagliare. E questa è davvero la ragione per cui leggere è tanto importante. Non deve essere impegnativo e non deve essere noioso, affilare la propria mente può essere divertente, può essere fatto immaginando cose inimmaginabili, viaggiando nel tempo, nello spazio e nelle altre dimensioni. Perché ognuna di queste cose succede nella nostra testa, siamo noi a creare le immagini, i suoni, i volti e le altre caratteristiche, una storia è sempre nostra, non importa chi la scrive. Non credo alle giustificazioni, a chi dice di essere troppo stanco per leggere: vi stanchereste mai della libertà?

 

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