Annientamento di Jeff Vandermeer

Il sentimento più antico e più radicato nel genere umano è la paura, e la paura più antica è quella dell’ignoto.

H. P. Lovecraft, L’orrore soprannaturale nella letteratura

AnnientamentoSi definisce Area X un territorio di pochi chilometri quadrati lungo la costa degli Stati Uniti intorno alla quale è sorto un confine che si estende non solo sul terreno ma anche sotto di esso, sul mare e in cielo. La sua origine è sconosciuta. Ha effetti imprevedibili su qualsiasi cosa si trovi al suo interno, animata o inanimata. Un ente governativo, la Southern Reach, è stato creato con lo scopo di studiare l’origine e le cause del fenomeno, ma ogni indagine svolta finora si è rivelata infruttuosa. Sono state inviate già undici spedizioni, la prima delle quali era formata dai migliori scienziati dotati delle tecnologie più all’avanguardia, e ancora non si conosce nulla di questo territorio. Gli scienziati sopravvissuti all’Area X non sono mai stati in grado di spiegare come sia stato possibile attraversare il confine durante il viaggio di ritorno. Inoltre, una volta tornati alla civiltà si dimostravano profondamente cambiati, come se qualcosa avesse strappato la parte di loro che li rendeva unici, trasformandoli in un prototipo di essere umano privo di personalità.

Non saranno le undici spedizioni fallite a scoraggiare i membri della dodicesima, quattro donne, nessuna delle quali conosce il nome delle altre e tutte identificabili in base alla loro specializzazione: antropologa, psicologa, topografa e biologa, la voce narrante. Una volta attraversato il confine le cose saranno molto difficili. L’Area X gioca con le menti degli umani, mostra cose diverse a ogni persona, porta alla luce le paure più profonde, a partire dalla più animale di tutte, quella dell’ignoto.

Al passaggio del confine il panorama cambia e si presenta come un paradiso naturale:

Eravamo su un sentiero sterrato cosparso di ciottoli, foglie morte e aghi di pino umidi al tatto. Brulicava di mutilidi e microscopici scarafaggi verde smeraldo. I pini alti, con la corteccia corrugata, svettavano da ambo i lati, uniti dalle linee degli uccelli in volo. L’aria era così fresca che sferzava i polmoni e per qualche secondo ci mancò il respiro, soprattutto per lo stupore.

La biologa descrive nei dettagli gli ambienti naturali che attraversa, come era prevedibile vista la sua preparazione scientifica: specializzata in ambienti di transizione, nella piccola fascia di territorio occupata dall’Area X si passa «dalla foresta alla palude alberata, alla palude salmastra alla spiaggia». La descrizione da lei fornita è di una vegetazione lussureggiante, di un luogo in cui la natura ha scacciato l’uomo e ha ripreso il sopravvento, un territorio in cui l’uomo non è più il benvenuto. Il risultato, paradossale, è una sensazione di pace, una marcata differenza rispetto al mondo esterno.

Mi piaceva anche l’oceano, e trovavo che stare a guardarlo avesse un effetto calmante. L’aria era così pulita, così fresca, mentre il resto del mondo era com’era sempre stato nell’epoca moderna: sporco, stanco, imperfetto, in esaurimento, in guerra con se stesso. Laggiù, il mio lavoro mi era sempre parso un futile tentativo di salvarci da ciò che siamo.

Ed è proprio la natura a essere innaturale. La spedizione si attendeva avvenimenti insoliti e imprevedibili, era l’unica certezza fornita dalla Southern Reach insieme alla consapevolezza di andare incontro a morte quasi certa o, peggio, di trasformarsi in esseri privi di volontà. La prima stranezza è un’anomalia topografica non segnalata sulle mappe in loro possesso, un tunnel, o una torre capovolta, secondo la fantasiosa interpretazione della biologa. La scoperta della torre pone l’intera spedizione fuori equilibrio, rivelando ogni inganno, ogni scopo personale, ogni manipolazione. Attraverso di essa la biologa e il lettore arriveranno alle domande giuste, ma poche sono le risposte disponibili, e mai soddisfacenti.

Jeff Vandermeer è forse il miglior scrittore di Weird vivente, un genere che ruota intorno all’assurdo, al grottesco e all’inquietante e ispirato da alcuni dei più grandi scrittori del passato. Uno degli ispiratori del genere è H. P. Lovecraft, e Annientamento ha molte similitudini con Alle montagne della follia, uno dei suoi capolavori. In Vandermeer non troviamo gli Antichi né i ghiacci del Polo Sud, ma in entrambi i racconti la natura ha un ruolo predominante e si rivela ingannevole, dando origine ad allucinazioni o visioni di vario tipo, siano miraggi di città costellate da torri e minareti in cima a un ghiacciaio a oltre seimila metri di quota o rumori, voci, suoni, luci, messaggi oscuri e incomprensibili o altro ancora. Domandarsi il significato di questi messaggi è tanto naturale quanto inquietante.

La paura è una reazione istintiva, una difesa contro un potenziale pericolo. Per definizione, necessita di un bersaglio. Quando tutto è sconosciuto e pericoloso, quando non esiste un bersaglio ma solo l’ignoto, allora la pressione psicologica può portare chiunque oltre il limite. Vedere confermarsi l’ignoto, esserne testimoni senza essere in grado di darne una spiegazione razionale, perché logica e scienza non esistono dentro i confini dell’Area X, porta a reazioni tanto imprevedibili quanto i fenomeni che le hanno provocate. Eppure attraverso gli stati d’animo della protagonista, il senso di inquietudine, di spaesamento, di pericolo ma anche nella sua determinazione, è possibile identificarsi con le reazioni non solo sue ma di tutte e quattro le donne. Il confine dell’Area X diventa un velo dietro al quale sono nascosti segreti, inganni e indovinelli, resi mortali dalla combinazione di ignoto e innaturale.

Dove giace il frutto soffocante che giunse dalla mano del peccatore io partorirò i semi dei morti per dividerli con i vermi che si raccolgono nelle tenebre e circondano il mondo col potere delle loro vite mentre dagli antri oscuri di altri luoghi forme che non potrebbero mai essere si contorcono impazienti per i pochi che non hanno mai visto o non sono mai stati visti…

Benvenuti nell’Area X. Hic sunt leones.

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