Recensione: Doctor Sleep di S. King

doctor sleep

Titolo: Doctor Sleep

Autore: Stephen King

Pagine: 528

Editore: Sperling&Kupfer

Costo: 19,90

Trama:

Doctor Sleep racconta la vita di Daniel Torrance dopo il terribile inverno passato con la madre e il padre all’Overlook Hotel sulle montagne del Colorado. Dan non ha completamente superato quell’esperienza, e a distanza di decenni rivive ancora quei giorni di terrore. A nulla è valso l’aiuto di Dick Halloran: i fantasmi sono tornati, prima dentro la sua casa, poi nei suoi incubi. Incapace di accettare il proprio potere e le visioni che provoca, Dan scopre nell’alcol un modo efficace per garantirsi notti senza sogni. La sua vita diventa quindi una sequenza di bassezze di cui lui stesso, in rari momenti di sobrietà, si vergogna.

Tutto cambia al suo arrivo nella città di Frazer, New Hampshire. L’incontro con Billy Freeman, destinato a diventare suo grande amico, e con Casey Kingsley, ex alcolizzato, trasformano la sua vita. In città Dan trova lavoro in un ospizio, un infermiere con un dono particolare nell’accompagnare gli ospiti durante i loro ultimi istanti di vita. In poco tempo Dan diventa Doctor Sleep, o più semplicemente Doc, ironia della sorte lo stesso soprannome usato dai suoi genitori tanto tempo fa.

Pochi mesi dopo il suo arrivo a Frazer conosce Abra, una bambina dotata dello Shining più potente. Tramite lei scopre anche l’esistenza di un gruppo di campeggiatori molto particolare: il loro aspetto è umano ma sono antichi, e finché trovano bambini “speciali” possono nutrirsi del loro potere e vivere in eterno. Sfortunatamente questo comporta la morte del bambino. Sfortunatamente per Abra, sanno della sua esistenza.

Commento:

Nel commentare questo racconto è difficile evitare paragoni con Shining e non stroncare completamente questo secondo episodio. I due romanzi non sono neanche paragonabili. Jack Torrance era qualcosa di vivo, usciva dalla pagine del libro e inseguiva il lettore per i corridoi di casa con la sua mazza da croquet, invitandolo a prendere la medicina. L’orrore di Dan, la disperazione di Wendy, la malvagità dell’Overlook Hotel erano reali. Shining era qualcosa di fluido, mentre questo seguito sembra trascinarsi. Si potrebbe pensare a Doctor Sleep come a un fallimento, e probabilmente coloro che erano innamorati del King più dark e sanguinario lo considereranno tale. La tentazione di dare una recensione negativa è fortissima. Ma sarebbe ingiusto.

miseryPrima di giudicare, mi sembra necessario ricordare una semplice verità: lo scrittore dei titoli sopracitati non è lo stesso di Doctor Sleep. L’uomo non è più lo stesso. Il primo era uno scrittore geniale, ma anche un alcolizzato e tossicodipendente. Lui stesso, in un volume dal titolo On Writing: Autobiografia di un mestiere, parlando dei suoi problemi, sostiene di avere inconsciamente creato Jack Torrance pensando a sé stesso. Quando la sua dipendenza diventa palese, King esorcizza i suoi demoni dando loro un ruolo nei suoi romanzi: in Misery, Annie Wilknes diventa metafora dell’alcol, di cui Paul Sheldon subisce tutti gli effetti. In Le creature del buio, pubblicato pochi mesi dopo, è la dipendenza da cocaina a essere rappresentata. Raccontato in prima persona è ancora più terrificante:

Tra la fine del 1985 e l’inizio del 1986 ho scritto Misery (il titolo descriveva in modo piuttosto accurato il mio stato mentale) nel quale uno scrittore è tenuto prigioniero e torturato da un’infermiera psicopatica. Tra la primavera e l’estate del 1986 ho scritto Le creature del buio, lavorando spesso fino a mezzanotte con i miei battiti a una media di oltre centotrenta al minuto e tamponi di cotone infilati nel naso per rallentare il sanguinamento dovuto alla cocaina.

(On Writing: Autobiografia di un mestiere)

La lotta contro queste dipendenze ha inevitabilmente cambiato l’uomo dietro lo scrittore e i suoi lavori ne sono influenzati. Questa differenza in Doctor Sleep è ancora più evidente perché Shining è uno dei romanzi più conosciuti, apprezzati e spaventosi. In questo seguito i personaggi mancano della vitalità che li portava fuori dalle pagine, sono meno istintivi. Non per questo il libro manca di significato. Dan Torrance si ritrova ad affrontare la disintossicazione con impegno ma anche con le grandi difficoltà che solo un alcolista saprebbe rappresentare: gli incontri presso l’Anonima Alcolisti, i sensi di colpa del passato, il desiderio di bere, la gioia per aver passato un altro giorno senza farlo, le visioni che ritornano e lo spingono in un’altra avventura ma anche verso la bottiglia. Dan Torrance, per come si sviluppa il racconto, sembra essere una rappresentazione dello scrittore stesso, delle fatiche e degli sforzi fatti per ripulirsi, delle mille paure e ossessioni che non abbandonano mai un ex dipendente.

Il primo King era meglio? Difficile dirlo. Personalmente lo preferivo, ma la vita, le scelte e gli eventi che la compongono sono le basi di ogni scrittore, le sue fonti di ispirazione principali. Molti autori vengono criticati perché non riescono a evolvere il proprio stile, salvo poi ricevere nuove critiche quando riescono a farlo. Non riuscirò mai ad apprezzare questo King, ma non critico il suo nuovo stile perché deriva da esperienze reali, vissute, sofferte.

In conclusione, questo non è un horror e ha poco in comune con l’altro volume di oltre trent’anni fa. È un’avventura, con diversi elementi tipici del romanzo di formazione, nella crescita di Dan che abbandona l’alcol e accetta il proprio potere, ma anche in Abra, costretta ad affrontare situazioni non meno pericolose. È leggero, positivo e facile da leggere, conforme allo stile ottimista del King di quest’ultimo decennio. Chi non ha mai apprezzato i titoli della prima fase della carriera dello scrittore si innamorerà di questo libro, chi ne critica il cambiamento farebbero meglio a starne lontano.

I comment sono chiusi.

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