Recensione: La luna che uccide di N. K. Jemisin

Nell’antica città di Guajaareh, la pace è l’unica legge. Sui suoi tetti e fra le ombre delle sue strade acciottolate vegliano i Raccoglitori, sacerdoti della Dea dei Sogni. Hanno il compito di raccogliere la magia dalla mente dei sognatori perché venga usata per guarire le sofferenze del corpo e dell’anima. E possono uccidere chiunque giudichino corrotto.

Ma una cospirazione è stata ordita proprio nel grande tempio di Guajaareh, ed Ehiru – il più famoso Raccoglitore della città – dovrà mettere in discussione tutte le sue certezze se vuole custodire la pace che gli è stata affidata. Qualcuno o qualcosa uccide i dormienti in nome della Dea, e bracca le sue prede sia nei vicoli di Guajaareh che nel regno dei sogni. Ehiru deve ora proteggere la donna che era stato mandato a uccidere o vedrà la sua città divorata dalla guerra.

Titolo: La luna che uccide

Autore: Nora K. Jemisin

Editore: Fanucci

Pagine: 416

Prezzo: 12€

 Commento:

Primo appuntamento con N. K. Jemisin e i suoi romanzi, scrittrice estremamente abile a creare mondi e nel trasportare al loro interno i lettori sin dalle prime pagine, dando a quest’ultimi la sensazione di essere precipitati in fondo alla tana del coniglio bianco. Diventa quindi difficile scrivere dei suoi lavori senza una presentazione dell’ambiente di questa storia, costruita intorno a società complesse e molto diverse da quelle a cui siamo abituati in altri titoli. Quanto segue vuole essere quindi un introduzione a Guajaareh, un modo per familiarizzare il lettore con i contenuti del libro.

Quella descritta è una società fortemente religiosa il cui culto è centrato sulla Dea dei Sogni, Hananja, e su un credo molto semplice, la Pace. La Dea viene sempre rappresentata con le braccia aperte e gli occhi chiusi, perché ogni uomo viene accolto nei sogni di Hananja quando abbandona lo stato di veglia. Questo spiega quanto sia importante dare pace a Hananja, come questo le permetterà di sognare pace e di restituire pace a chi sogna. Darle paure e sofferenze otterrà l’effetto contrario. Per questo motivo la Pace diventa legge, per questo motivo tutto ciò che minaccia la pace è corrotto e la guerra è il peggiore di tutti i mali. I Raccoglitori sono il più piccolo e prestigioso ordine legato al Tempio della Dea e rappresentano una forza di pace. Loro compito è eseguire le condanne di coloro che vengono dichiarati corrotti, raccogliendo il potere racchiuso nei loro sogni e guidando le loro anime verso la pace della Dea, ma anche di raccogliere il potere magico di tutti gli abitanti troppo deboli nel corpo o nello spirito per raggiungere il tempio e abbracciare il sogno eterno offerto dalla Dea.

La pace è legge ma anche uno stile di vita. Il comportamento corretto in qualsiasi situazione è quello più calmo e pacifico possibile: parlare con una voce moderata, accettare l’autorità, evitare dispute, eseguire ogni azione con calma e moderazione. Ogni attrito deve essere risolto seguendo il percorso più rapido e diretto alla restaurazione della pace, affinché la Dea non venga disturbata, perché generando violenza la Dea restituirà violenza. Un singolo atto non pacifico può mettere in pericolo tutta la popolazione perché tutti dormono e tutti sognano.

I Raccoglitori sono i guardiani dei sogni degli uomini, e proprio nel mondo dei sogni si svolge materialmente il loro lavoro. La magia permette loro di entrare a contatto con l’anima del dormiente e di indirizzala verso la parte pacifica dei sogni, permettendo quindi un’eternità felice e lontana dagli incubi. Attraverso questo processo i Raccoglitori permettono la transizione dell’anima nell’aldilà, ottenendo in cambio alcuni “umori spirituali” fondamentali per praticare la magia, solitamente utilizzati dagli altri ordini del tempio. La maggior parte di questi umori possono essere donati spontaneamente da qualsiasi cittadino, azione spesso vista come un modo per fare ammenda per comportamenti poco pacifici o come semplice offerta alla Dea, ma l’umore più importante può essere raccolto solo tra coloro che abbandonano il mondo dei vivi, e quindi solo dai Raccoglitori. Questo umore è causa di forte assuefazione e ogni Raccoglitore deve dimostrare di poter controllare l’inevitabile desiderio di averne di più. Se il desiderio è troppo forte il Raccoglitore potrebbe infatti cercare di soddisfare i propri istinti nutrendosi delle anime della popolazione, senza alcuna distinzione, uccidendole e condannandole a un’eternità di incubi, trasformandosi in un Mietitore, una creatura che è la negazione di tutto il credo stesso.

La donna ha un ruolo speciale all’interno della società, perché più vicina al divino rispetto all’uomo. Nel mondo dei sogni, residenza dell’anima dopo la morte terrena, la donna si trova in un ambiente più affine alla propria natura, in quanto il luogo è generato dalla Dea. Durante la veglia la donna diventa dunque qualcosa da venerare, ammirare, soddisfare e proteggere a qualunque costo, trasformandola in una rappresentazione fisica di Hananja stessa.

Questa piccola presentazione rende l’idea della complessità del lavoro di N. K. Jemisin. L’intreccio è molto diverso rispetto ai lavori classici del genere, un intrigo politico sviluppato all’interno di una quasi-teocrazia, intrecciato con elementi magici, e minacciata da un nemico interno alla società e alla cultura. I mondi e i personaggi costruiti sono complessi, mai banali, elementi ideali per trasmettere l’opinione dell’autrice su temi importanti, radicando il messaggio nella narrazione e mostrandolo attraverso l’azione.

I personaggi diventano quindi una rappresentazione dell’ambiente in cui si muovono: Ehiru è il più famoso Raccoglitore della città e mentore del giovane Nijiri, entrambi impegnati a risolvere il rompicapo che mette in pericolo la città. Le loro posizioni sono fortemente ortodosse, come prevedibile per due servitori della Dea, ma questa vicenda obbligherà entrambi a rimettere in discussione il loro credo e i suoi significati. Maestro e allievo scopriranno nel modo più duro come pace e ortodossia siano spesso forze contrastanti e molto difficili da maneggiare. Sunandi, protagonista femminile dell’intrigo, fornisce il punto di vista dell’unica donna presente per tutta la durata della narrazione, inoltre, in qualità di straniera all’interno della società di Guajaareh, rende evidenti alcune incongruenze nella dottrina della Dea. Ma Sunandi è molto più di un contraddittorio, è la base su cui poggiano le speranze di fermare la guerra, l’unica persona impegnata a lavorare per la pace dal momento in cui facciamo la sua conoscenza fino alla fine. E fa tutto questo mentre cerca di raccogliere informazioni, convincere persone che non vogliono ascoltarla, salvare la sua stessa vita e quella di due nazioni. Sunandi è la vera protagonista di questa storia.

Ovviamente il lettore potrebbe ignorare il tentativo di parlare di temi impegnati, nel qual caso si troverebbe davanti un romanzo perfettamente coerente, fatto di personaggi dinamici e in costante crescita, una buona dose di azione e una tensione che culmina perfettamente nelle scene finali, concludendo il racconto senza sentirsi costretti a leggere un seguito, ma se rimarrete affascinati quanto me da N. K. Jemisin, allora attenderete con impazienza la pubblicazione del secondo e conclusivo volume. Su questo libro non c’è molto altro da dire, tranne invitarvi a leggere perché qualsiasi sia la vostra scelta, non rimarrete delusi.

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