La ragazza che sapeva troppo di M. R. Carey

Carey

Melanie ha dieci anni ed è una bambina speciale. Sa di avere la carnagione di una principessa delle fiabe, e da grande sarà bellissima e una schiera di principi si affollerà ai piedi della sua torre per salvarla. Sa di vivere in un luogo chiamato “il blocco”, all’interno di un altro posto chiamato “la base”, all’interno del blocco ci sono venti porte sul lato sinistro e diciotto su quello destro, la maggior parte celle come la sua, dove vivono i suoi compagni di classe. Sa che fuori dalla base vivono creature malvagie chiamate hungrie. Gli hungrie sono predatori, si nutrono di carne umana, e una volta localizzato l’odore della preda sono in grado di seguirla per centinaia di chilometri.

Melanie viene scortata in classe tutti i giorni dai soldati della base, la procedura è sempre la stessa: il sergente batte sulla porta e lei indossa il suo camice bianco e si posiziona sulle sedia a rotelle, lui apre la porta, le punta contro la pistola, poi i suoi uomini le legano mani e piedi e per ultimo fissano una museruola, legandola da dietro, in modo che le loro mani non passino mai davanti al suo volto, infine la trasportano in classe.

Melanie è un piccolo genio, la studentessa più brava del suo corso, e le sue lezioni preferite sono quelle di Miss Justineau. Adora i miti greci e conosce la popolazione effettiva di tutte le città d’Inghilterra, ha imparato molto sulla foresta amazzonica ed è entusiasta all’idea di frequentare le lezioni e di imparare altro, sognando il momento in cui lascerà la scuola e potrà visitare il resto del mondo e vivere in compagnia di altre persone come i bambini dei suoi libri, magari insieme a Miss Justineau.

Come il lettore scoprirà molto presto, gli hungrie sono nati a causa delle spore di un fungo, il Ophiocordyceps unilateralis, capace di evolvere il proprio sistema riproduttivo per renderlo compatibile con gli esseri umani. Le spore penetrano nell’organismo e prendono il controllo del corpo appena infettato, di fatto uccidendo il soggetto, ma continuando a usarlo come vettore per il contagio. La maggior parte degli infetti risponde solo agli stimoli della fame: se percepiscono una qualche forma di movimento nelle vicinanze si attivano e cacciano la preda, altrimenti rimangono passivi, immobili sul posto. Esiste una minoranza, formata solo da bambini, in grado di mantenere una sorta di autonomia, di muoversi, parlare, imparare, provare emozioni, e Melanie è una di loro, così come i suoi compagni. Lo stimolo di nutrirsi di carne umana rimane presente, e questo li mantiene pericolosi, ma sono gli unici ad avere una forma di simbiosi con l’agente patogeno, in contrapposizione alla variante più comune.

La ragazza che sapeva troppo è un racconto insolito. A un esame superficiale potrebbe sembrare una distopia generata da un’apocalisse zombie, ma ha poco degli elementi splatter tipici del genere, anzi, arriva a metterne in discussione i cliché che l’hanno sempre caratterizzato. Gli hungrie si comportano come animali, in una scena vengono persino raccolti come una mandria e usati come arma d’assalto, ma l’effetto serve solo a rivalutare l’importanza di Melanie e degli altri bambini. La scelta di avere solo bambini in simbiosi con il fungo, sceglierne uno particolarmente dotato rispetto agli altri come protagonista, aumenta l’empatia del lettore nei loro confronti. Questo parallelismo è rinforzato dalla tensione fra le due scienziate, Miss Justineau, psicologa forzata nel progetto, insegnante preferita di Melanie e unica capace di vedere fin da subito i bambini come persone e non come cavie, e la dottoressa Caldwell, medico in cerca di una cura contro il patogeno.

Il racconto è anche una riscrittura del mito di Pandora, la storia preferita di Melanie. Pandora significa “tutti i doni”, e Melanie è dotata di tutti i doni necessari a farle compiere le scelte giuste, sia per la sua intelligenza, sia per la sua volontà di imparare e capire, di usare il proprio giudizio e di aprirsi al cambiamento. Lei non ha nulla contro gli umani, anche se molti di loro non le sono simpatici, ma allo stesso tempo lei è più di un essere umano, e cercare una soluzione che renda possibile l’esistenza di entrambi è impresa disperata. In fondo, neanche Miss Justineau è al sicuro dagli istinti di Melainie. Se non provasse con tutte le sue forze a controllarsi, farebbe del male anche alla sua insegnante preferita, l’essere umano che ama più di tutti. Inevitabile per la bambina chiedersi di cosa sarebbero capaci altri come lei che non provano lo stesso affetto nei suoi confronti.

La prospettiva di Carey sul tema degli zombie è innovativa, se si aggiunge un gruppo di personaggi ben strutturato e una protagonista alla quale è facile affezionarsi, è impossibile non definire La ragazza che sapeva troppo un ottimo lavoro. Ogni aspetto è curato alla perfezione, non ci sono falle logiche nella trama e l’epidemia, il fattore scatenante, per quanto frutto di fantasia, è giustificabile scientificamente. Il fungo esiste in natura, ha effetto solo sulle formiche e l’autore si è limitato a immaginare una sua evoluzione. Ma questa è la prima regola della narrazione, la domanda fondamentale dalla quale nascono tutte le storie: Cosa succederebbe se…? Ho molte riserve sulla traduzione, che spesso non rende giustizia alla qualità del lavoro, ma rimane un romanzo di altissimo livello e con una visione diversa su un tema tanto inflazionato.

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