Recensione: Il canto del sangue di A. Ryan

Pochi mesi dopo la morte della madre, l’undicenne Vaelin Al Sorna viene portato da suo padre alla Casa del Sesto Ordine, una confraternita di guerrieri devoti alla Fede, che diventerà la sua nuova famiglia. Sulle prime il ragazzo si sente tradito dal proprio genitore, ma la sua tempra forte lo aiuta ad affrontare l’addestramento severo e le terribili prove a cui tutti i membri dell’Ordine vengono sottoposti. Ma per Vaelin e i suoi fratelli, diventati temibili guerrieri, il futuro ha in serbo molte battaglie in un Regno dilaniato da dissidi e il cui sovrano nutre mire di espansione. E tra segreti e complotti, il giovane dovrà fare i conti con la sua voce interiore, un canto misterioso che lo guida, lo avverte del pericolo, lo rende immune alla fatica, sensibile alle voci della foresta. Il canto è un dono del Buio, può ardere o spegnersi, non proviene da nessuna parte e non può essere insegnato: solo occorre affinarne il controllo, esercitarlo, perfezionarlo. Il canto è Vaelin stesso, il suo bisogno, la sua caccia. E presto gli rivelerà che la verità può tagliare più a fondo di ogni spada.   Titolo: Il canto del sangue Autore: Anthony Ryan Pagine: 768 Editore […]

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Del fantastico e di altri sogni

La domanda che mi sono fatto spesso mentre preparavo questo progetto è forse la più semplice di tutte: perché scrivere? Per rispondere devo partire da due punti. Il primo è molto semplice: gli italiani non sono un popolo di lettori. Questo è un dato di fatto, confermato da statistiche e dati di vendita. Il secondo da cui partire è il pregiudizio di considerare il fantasy un genere “per ragazzi”. Solitamente questo è l’argomento di chi si ferma ad alcuni sotto-generi, magari più popolari di altri in un determinato periodo storico, oppure assume un atteggiamento snobista. La combinazione di questi due punti causa enormi problemi all’espansione del genere in Italia e tende a indirizzare le pubblicazioni in una certa direzione. Anche i romanzi importati lasciano spesso dubbi, non solo nella qualità del prodotto ma anche nei contenuti stessi, spesso ricchi di cliché e con una struttura da “B-Series”. I grandi nomi, vincitori di Hugo, Nebula, Gemmell etc. ci sono – quasi – tutti, ma un premio non è l’unico modo per riconoscere un buon romanzo, e tanti ottimi lavori vengono tralasciati. Inoltre, le case editrici per parecchio tempo hanno preferito importare autori – non necessariamente buoni autori, appunto – rispetto a […]

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