Recensione: Le spade dell’Imperatore

spade imperatoreUn’oscura minaccia incombe sui figli dell’Imperatore di Annur.

Kaden, erede al Trono Incompiuto, ha trascorso otto anni in un eremo sperduto tra le montagne, dove i monaci devoti al Dio Assoluto gli hanno trasmesso un enigmatico sapere. I loro rituali contengono la chiave per raggiungere un potere antico che Kaden deve imparare a controllare prima che sia troppo tardi.

Sulle isole Qirin, lontano da tutto, Valyn si sottopone allo stremante addestramento impartito dai Kettral, un’élite di guerrieri che combatte volando su giganteschi rapaci. Prima di affrontare il mondo esterno, però, Valyn dovrà superare un’ultima, terribile prova.

Nella capitale dell’Impero, Adare, assurta al rango di ministro, vuole dimostrare il proprio valore davanti al popolo. Ma ha anche un’altra missione: vendicare suo padre. Niente e nessuno potrà fermarla, se riuscirà a dominare l’indole che ha ereditato dalla sua stirpe.

Ora che l’Imperatore Sanlitun è morto, il destino dei suoi tre figli sarà deciso in una battaglia spietata contro nemici sconosciuti, sotto lo sguardo di antichi dèi sanguinari.

Commento:

La sinossi dà una buona idea di come sia suddiviso il romanzo: l’Imperatore viene assassinato mentre i suoi figli stanno ancora imparando l’arte di guidare un Impero, addestramento che si svolge in luoghi lontanissimi dalla capitale per i due maschi: il maggiore e futuro erede al trono, Kaden, in un monastero tra le montagne, un territorio duro e isolato, privo di qualsiasi valore militare o economico, un luogo dove la disciplina e gli insegnamenti vengono impartiti con ferrea disciplina e severe punizioni, a volte brutali, in caso di disobbedienza. Valyn sarà il soldato della famiglia: i Kettral sono un corpo leggendario, i migliori combattenti al mondo, un gruppo in grado di agire sia nel cuore della battaglia, sia dietro le linee, sia in incursioni segrete in pieno territorio nemico. Sono i soldati della notte, i migliori assassini al mondo, e prendono il loro nome dai giganteschi uccelli che cavalcano, l’unica forma di spostamento areo disponibile e di cui l’Impero ha il controllo assoluto. Adare è la prima figlia di Sanlitun ma, in quanto donna, non può ereditare al trono. Tuttavia il padre le fornisce un’educazione di primo livello e le insegna personalmente le sottigliezze della politica, conoscenze che si riveleranno utili dopo la morte del padre e la sua ascesa a ministro, come espresso nel testamento dell’ultimo Imperatore.

Nessuno di loro, come era prevedibile, è pronto ad affrontare il mondo e il complotto che minaccia di distruggere l’Impero. I loro nemici sono letali, godono di amicizie molto in alto nella politica, nelle organizzazioni religiose e nell’esercito. Ma, ancor più preoccupante, i loro nemici sono invisibili, fantasmi che si muovono dietro storie vecchie di millenni e ritenute ormai leggende inverosimili.

Lo dico in questo frangente e lo ripeterò ancora, Le spade dell’Imperatore è un ottimo libro. Ha tutto quello che deve avere in termini di coerenza dell’intreccio, validità dei personaggi, della scrittura, dello stile e worldbuilding. Tra i tre punti di vista Adare è quella a cui viene concesso meno spazio, ma non se ne sente la mancanza: le raffinatezze della politica, in particolare in fase di complotto, sarebbero una stonatura in un racconto crudo e violento ma molto differente da altri titoli di questo sottogenere (sì, sto parlando di te, George Martin). Valyn e Kaden sono ottimi personaggi, entrambi intenti a sviluppare la loro personalità e per buona parte del libro ci viene risparmiato il solito fratello-buono-sarà-guardia-del-corpo-di-fratello-Imperatore. Il linguaggio è scurrile, come ci si aspetterebbe da protagonisti giovani, e tocca vette quasi artistiche nella volgarità dei soldati. Il worldbuilding è più che discreto, pur non discostandosi dalla struttura classica, di un territorio governato da una monarchia, con una serie di ordini religiosi e un esercito dotato di unità di élite. Si sente la mancanza di una fotografia della società e della sua economia, ma la lontananza dei protagonisti da luoghi “civili” non permette all’autore di fornirla. Sempre nel contesto di una struttura classica, le figure mitiche contro cui i tre protagonisti sospettano di dover combattere, se sia vero o meno è impossibile dirlo dopo il primo di tre volumi, sono i Csestriim, figure leggendarie, immortali, da cui dovrebbero discendere gli uomini. Si dice che un giorno, lo trovate nel prologo, i figli dei Csestriim iniziarono a nascere malati: apparentemente sani, dopo pochi anni di vita il loro fisico iniziava a indebolirsi, la loro pelle raggrinzirsi, i capelli diventavano bianchi e infine morivano. I Csestriim presero l’unica decisione possibile per evitare il diffondersi di questo morbo: decisero di sopprimere gli individui che presentavano i segni di questa malattia. Si scatenò una guerra, durante la quale i figli e i figli dei figli ebbero la meglio grazie al loro numero, all’aiuto di alcune divinità più giovani e al ritirarsi di quelle più antiche. Brian Staveley è insegnante di storia, filosofia, religione e letteratura, e la ripresa del mito degli elfi, per quanto sia simile a quanto fatto da Patrick Rothfuss, è magistrale.

Conclusioni:

Chi mi legge più spesso avrà forse sentito crescere un’obiezione a tutto quanto di buono ho detto finora. Questo romanzo sarebbe stato straordinario se fosse stato scritto una decina di anni fa. Nel 2004 viene pubblicato per la prima volta nel Regno Unito Il richiamo delle Spade, capitolo primo della trilogia d’esordio di Joe Abercrombie, a pochi anni di distanza viene pubblicato Il principe dei fulmini (il romanzo è molto migliore di quanto l’orrendo titolo italiano lasci pensare) di Mark Lawrence, l’esordio della Canzone del ghiaccio e del fuoco risale alla metà degli anni ’90. Questo romanzo viene annunciato da TorBooks a fine 2013 e pubblicato a inizio 2014. Come detto, siamo in ritardo di dieci anni circa, e molto di quello che dovrebbe sconvolgere ha un sapore di già visto. La vera sorpresa sta nell’aver trovato un autore di buon livello in mezzo a tanti orrori creati a scopo commerciale, uno scrittore in grado di creare un intreccio avvincente, non velocissimo nella sua parte centrale ma capace di mantenere l’interesse del lettore, in un racconto ricco di colpi di scena e depistaggi per i protagonisti e per il lettore. Chi ama questo tipo di racconti, in particolare quelli in cui si lavora più di spada che di magia, apprezzerà sicuramente.

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