Recensione: La mezza guerra di J. Abercrombie

TLa mezza guerrautti i piani di Padre Yarvi hanno come obiettivo la vendetta contro il Gran Re e Grande Madre Wexen. Visto il loro potere, sembra un’impresa impossibile, ma Padre Yarvi è già riuscito a unire in un’alleanza il Gettland e il Vansterland, da sempre divisi dall’odio. E il ministrante è disposto a sacrificare l’odio fra i due grandi rivali, insieme alle vite di tante altre persone. L’ex principe non è diverso dai suoi nemici, al contrario di Skara, principessa del Throvenland, paese che rimane vittima della faida fra il Gettland e il Gran Re. L’invasione porta allo sterminio della famiglia reale, esclusa la ragazza e Jenner il Gramo, e a un susseguirsi di battaglie, alleanze, tradimenti orchestrata da personaggi ambigui che si esprimono con mezze verità e bugie. Tutti i personaggi dei volumi precedenti hanno un ruolo chiave e a questi si aggiunge Skara, principessa ma anche adolescente costretta ad assumere il ruolo di regina, un ruolo che la spaventa ma che sa di non poter rifiutare per il bene del suo popolo. Il desiderio di vendetta la spinge a progettare la guerra, ad allearsi con uomini violenti e bellicosi come Uthil, il Re di Ferro, e Grom-gil-Gorm, lo Spezza-spade, ma mai il personaggio sembra essere una copia di Padre Yarvi. La nuova regina è intelligente, sa essere cauta o rapida a prendere decisioni all’occorrenza e cerca di non farsi influenzare dai consigli viscidi di Padre Yarvi, dalla bellicosità dei due re o dalla durezza della regina Laithlin. Il processo di crescita non è privo di errori, ma le sue azioni vanno in direzione contraria a quella dei ministranti, il cui obiettivo è sempre il bene maggiore. La sua volontà si impone nonostante i contrasti e le spinte in direzioni diverse a cui è sottoposta, realizzando l’entità del suo potere politico e imparando a usarlo per difendere la libertà e sovranità del suo popolo.

Raith è lo stereotipo del guerriero rabbioso, del ragazzo venuto dal nulla e capace di diventare porta-spada di Grom-gil-Gorm perché è “il bastardo più feroce nei paraggi”. Nel profondo è una persona semplice, consapevole che qualsiasi situazione può essere risolta a pugni. Tranne quando si ha davanti un guerriero in armatura sul campo di battaglia, in quel caso l’ascia è un’argomentazione più adatta. Skara gli mostrerà una via diversa, metterà in crisi le sue certezze, lo costringerà a farsi domande che prima non si sarebbe mai fatto.

In questo volume conclusivo le reliquie elfiche avranno un ruolo ancora maggiore. Come si intuiva nei volumi precedenti dai frequenti rimandi allo Spezzarsi di Dio, il mondo immaginato da Abercrombie è nato da una catastrofe che ha portato all’estinzione della specie dominante, gli “elfi”. Nella Mezza guerra diventerà evidente che gli elfi sono esseri umani, uomini tanto antichi da essere diventati leggenda. Sarebbero loro ad aver causato lo Spezzarsi di Dio, un disastro nucleare le cui radiazioni infestano ancora le rovine, come suggerisce la malattia provocata da una lunga permanenza tra le rovine. Gli elfi siamo noi, e la magia elfica non è altro che tecnologia. Del resto, “ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”, per citare Arthur C. Clarke, da cui forse ha preso spunto lo stesso autore. Il modo in cui Abercrombie riesce a rendere coerente l’uso di tecnologia moderna in un mondo vichingo è notevole, sia per l’approccio mistico che hanno i personaggi alle “armi elfiche” sia per il modo in cui vengono introdotte.

La mezza guerra è una degna conclusione di questa trilogia. Un romanzo ricco di personaggi e con una trama complessa ma allo stesso tempo lineare, ricca di colpi di scena e pieghe improvvise che aumentano la tensione fino al punto di rottura finale. Come sempre, i suoi personaggi lasciano il segno e Skara è forse il migliore di questa trilogia, ma può brillare solo perché circondata da figure tratteggiate con la stessa maestria. Rimane sempre l’amarezza, il senso di incompiuto, la necessità di scegliere fra dovere e volontà, tra i quali si intromette sempre il corso degli eventi forgiato dalle indecisioni dei personaggi. Nei romanzi di Abercrombie le relazioni sentimentali non sono mai facili, raramente si incontra un lieto fine, e anche quando i protagonisti si avvicinano a questa conclusione, qui come in Red Country, è sempre in contrapposizione al “destino” di qualcun altro. La mezza guerra è un finale carico di azione e tensione per una trilogia che ha dimostrato, ancora una volta, la bravura di uno dei migliori scrittori di genere del nuovo millennio.

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