Recensione: Le mie due vite di Jo Walton

Cover_lemiedueviteBROSSURA.qxp:Layout 1Patricia ha dei ricordi molto confusi del suo passato. Le immagini dell’adolescenza sono nitide e intatte, ma dopo cosa è successo?

Ha sposato Mark ed è stata moglie e madre come le sue coetanee, oppure ha scelto di amare liberamente la sua compagna Bee sfidando tutti i pregiudizi? Davvero le sue scelte hanno influenzato il destino del mondo al punto di farlo diventare contemporaneamente un posto meraviglioso in cui vivere e il palcoscenico di atti terribili?

Patricia non lo sa. Non sa come sia possibile ricordare di essere stata Trish e Pat. Le sfugge qualcosa, è “molto confusa”, come annotano i medici sulla cartella clinica. E tuttavia deve tentare di rimettere insieme i frammenti per capire chi è stata in realtà…

Commento:

Patricia è molto confusa. O almeno così scrivono i medici sulla sua cartella clinica. E del resto, neanche lei sa spiegarsi perché l’ascensore della casa di riposo dove si trova ogni tanto scompare, ma quando succede, e lei immancabilmente chiede di prendere l’ascensore, gli infermieri la guardano in modo strano. Sarà colpa della demenza senile, lo stesso problema di cui soffrì la madre negli ultimi anni di vita. Ma ricordare se l’edificio è dotato di ascensore non è importante quanto capire quale sia stato il compagno della sua vita: il cattolico, brillante Mark, aspirante filosofo con cui era fidanzata ai tempi dell’università, o Bee, ricercatrice di biologia vegetale? E quali i suoi figli? I tre che ha avuto con Bee o i quattro con Mark?

Il romanzo unisce due espedienti narrativi consolidati: il primo è quello dei mondi paralleli, in modo molto simile al film del 1998 Sliding doors, con Gwyneth Paltrow. Il secondo è l’altrettanto noto effetto farfalla, secondo il quale il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dalla parte opposta del mondo. Il trucco qui non è nell’innovazione, ma nel modo in cui sono trattati. La storia le mie due vite 2si sdoppia in base alla decisione di Patricia di sposare o meno Mark, e le due possibilità generano due realtà molto diverse.

Nella prima Patricia diventa Tricia e poi Trix, succube di un marito cattolico e ligio alle regole religiose, che le impedisce di lavorare e la confina in casa a occuparsi dei bambini e della cucina, per la quale non è mai stata portata. L’atto sessuale è per lei una tortura, e viene rappresentato in modo molto crudo durante la notte di nozze e negli anni successivi sarà un momento da attendere con terrore. Ma Tricia non è debole, giunge a comprendere da sola le ingiustizie di cui è vittima e lentamente inizia a combattere.

La vita con Bee è ricca di soddisfazioni e momenti felici: Pat viaggia in Italia e si innamora di Firenze e del rinascimento italiano, passione che la spinge ad affiancare all’insegnamento la scrittura di guide per turisti, libri di grande successo e capaci di garantire una sicurezza economica a lei e alla sua compagna, ricercatrice e professoressa universitaria. L’incontro con Michael, ragazzo ebreo e futuro padre dei loro figli, è altrettanto fortunato, perché il ragazzo finisce per affezionarsi a loro come ai bambini e, compatibilmente con il suo lavoro che lo porta in giro per il mondo, rimarrà una presenza costante nelle loro vite. Anche in questo caso Pat deve lottare, questa volta contro le istituzioni, costante pericolo per la loro situazione familiare “insolita” che mette in pericolo anche l’affidamento dei loro figli. Ma tranne alcuni momenti la situazione è tranquilla, e la paura vive per la maggior parte nelle loro teste. Qui è il mondo a essere sempre sull’orlo della distruzione, le crisi politiche si susseguono, e spesso la situazione si rilassa solo a seguito dell’esplosione di un ordigno nucleare in zone abitate. È un mondo terribile, in cui Pat ha un’esistenza felice e il male è lontano solo in apparenza.

I temi sono molteplici e spaziano dal femminismo all’omosessualità, all’ambientalismo, alla politica, alla religione, allo sviluppo scientifico e all’educazione. Notevole come tutti questi temi vengano trattati senza retorica perché vengono vissuti dai personaggi, inseriti in un contesto narrativo e diventano parte integrante dell’intreccio tanto da rendere impossibile scindere la lotta femminista di Tricia dalla sua persona, ma questa lotta non la definisce in modo completo: lei è madre, moglie, insegnante e molto altro, come lo è Pat.

Sarebbe impossibile riconoscere che Tricia e Pat sono la stessa persona senza sapere quando le loro esistenze si sono sdoppiate, eppure i due universi, pur viaggiando in parallelo, si incontrano nei personaggi: Mark, Bee e alcuni altri esistono in entrambe le realtà, e quando la vita di Pat non si lega con forza alla loro, in qualche modo si sfiora. I legami sono veri, reali quanto quelli della vita di tutti i giorni ed è facile per il lettore immaginare di conoscere persone simili.

Il linguaggio è quello quotidiano e familiare, senza complicazioni o costruzioni ardite, e la scelta fa risaltare in modo ancora più vivido le due vite di Patricia. Sarebbe facile concentrarsi su qualcuno dei temi del romanzo, rischiando di perdere il fuoco della storia, ma con questa scelta l’autrice mantiene il controllo: conosciamo la situazione politica o l’avanzamento scientifico dai commenti della protagonista e delle persone a lei intorno, le sue paure vengono da dentro la sua testa e sono espresse a persone care. La scelta di un lessico quotidiano ha il duplice ruolo di esprimere i pensieri dei protagonisti mentre impedisce alla narrazione di uscire dai binari e trasformarsi in banalità retorica.

Conclusione:

Le mie due vite è un romanzo leggero solo in apparenza, perché vive sulle emozioni, sulle possibilità, su ciò che è e ciò che potrebbe essere. Parla di temi vecchi di pochi decenni, come l’utilizzo del nucleare per scopi militari, ma anche di temi che ancora si trascinano nella nostra quotidianità, su tutti il ruolo delle donne, l’emancipazione omosessuale e la conquista dello spazio. Il percorso narrativo le mie due viteche unisce Bee e Pat ha una sensazione di irrealtà maggiore rispetto alla sua controparte, troppo felice rispetto al mondo in cui avviene, ma forse è una sensazione che nasce dai riferimenti storici rovesciati rispetto alla nostra realtà, a cui invece fa riferimento la vita di Tricia e Mark. Entrambe le realtà sono possibili, ripensando al periodo della Guerra Fredda è facile immaginare come un singolo episodio avrebbe potuto spostare di parecchio la storia del mondo, e molti narratori sono partiti dalla domanda “Cosa sarebbe successo se qualcuno avesse deciso di usare la Bomba?” per creare capolavori divenuti leggendari. Il messaggio di Jo Walton è semplice, all’apparenza banale, questo mondo non è perfetto ma potrebbe andare peggio, ma lo esprime con la forza emotiva che solo le persone reali, quelle intorno a cui ruota il romanzo, possono usare. I due mondi e le due vite potrebbero essere descritti con una semplice frase, un incubo per Tricia in un mondo difficile ma vivibile, una vita felice in un mondo da incubo per Pat. E durante la lettura, è inevitabile sentire una domanda nascere nella propria testa: al suo posto, in quale mondo vorrei vivere? Quale di queste possibilità sarà reale potrebbe dipendere da una scelta all’apparenza semplice, per esempio sposare una certa persona, ma le cui conseguenze potrebbero essere catastrofiche.

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