Recensione: Omicidio a Whitehall

Londra, 1888. La città è in preda al terrore: Jack lo Squartatore continua a mietere vittime e le forze dell’ordine sono incapaci di fermarlo. Ma un altro serial killer sembra aggirarsi per le strade: gli omicidi sono altrettanto brutali e raccapriccianti, i corpi vengono ritrovati senza arti e senza testa. Il chirurgo ufficiale di Scotland Yard, il dottor Thomas Bond, non ha dubbi sul fatto che gli assassini siano due: a differenza dello Squartatore, il killer senza nome è mancino, ha buone conoscenze di anatomia e seziona le sue vittime con maniacale freddezza. Più prosegue nelle indagini, più il dottor Bond rimane intrappolato nell’ossessione del suo avversario. Insonne, afflitto da dolori che lo costringono a consumare troppo oppio, finisce per allontanarsi dalle soluzioni più razionali, percorrendo piste che sembrano condurre a un’entità sovrannaturale, ancora più difficile da braccare. La caccia è iniziata e i mezzi a disposizione delle forze dell’ordine non basteranno per portarla a termine…

16 Maggio1887, London Times

Sabato il coroner del South Essex, Mr C. C. Lewis, ha aperto un’inchiesta presso il Phoenix Hotel, a Rainham, riguardo alle circostanze della morte di una donna. Parte del cadavere era stato rinvenuto lo scorso mercoledì nelle acque del Tamigi, all’altezza di Rainham, avvolto in un sacco di tela grezza.

8 Giugno 1887, Essex Times, South Essex, Londra

Il mistero di Rainham

Domenica mattina il Victoria Embankment è stato scosso da una grande agitazione quando si è diffusa la notizia del ritrovamento dei resti mutilati di una donna nei pressi di Temple Pier. La macabra scoperta è stata immediatamente riferita alla polizia fluviale che, mentre si dirigeva verso il molo, ha recuperato anche i resti di una gamba. A quanto pare, inoltre, alle dieci di domenica mattina l’attenzione di J. Morris, il guardiano del molo presso Temple, è stata attirata da un grosso pacco che galleggiava in prossimità della struttura. Nell’aprirlo Morris vi ha rinvenuto una coscia umana avvolta nella tela e legata con un pezzo di corda…

Queste non sono semplici citazioni dal libro di Sarah Pinborough, sono articoli di giornale veri, riportati dall’autrice all’interno del suo libro. Le date riportate e l’ambientazione londinese potrebbero far pensare a una vicenda liberamente ispirata a Jack lo Squartatore, l’assassino di Whitechapel. In effetti, le morti di cui si racconta qui furono contemporanee alle azioni di Jack, ma vennero ricordati come “gli omicidi dei torsi nel Tamigi” e il colpevole non venne mai catturato. Allo stesso modo, la maggior parte dei personaggi del romanzo è realmente esistita, anche se le loro vite sono state romanzate. È la scrittrice a spiegare questi fatti nella breve premessa e nei ringraziamenti finali, dove cita anche le due opere di riferimento per ricostruire la vicenda, le stesse che raccolgono i vari articoli riprodotti nel romanzo.

Ma questa è fiction, e quindi l’autrice ha un grande vantaggio: se qualcosa non combacia, se mancano prove, spiegazioni logiche, le inventa. E allora ecco il dottor Bond, medico legale, grande conoscitore dell’animo umano e discreto investigatore infilarsi in una foresta di miti, leggende e mostri per dare la caccia all’assassino, una creatura lontana da qualsiasi forma di umanità. Durante l’indagine sarà necessario fare molta attenzione per evitare che l’ispettore Moore e il suo vice Andrews scoprano su cosa sta indagando. Sono persone razionali e non capirebbero la follia di quelle convinzioni. Ma il pericolo non arriva solo dall’esterno: sarà difficile mantenere una mente razionale tra la tensione per gli omicidi, il consumo di oppio in costante crescita e la necessità di credere reale anche l’impossibile. La posta in palio non sono solo le vite delle prossime vittime, ma anche la pace della sua anima già tormentata.

La storia si divide fra i quartieri della city di Londra, Chelsea, Westiminster, Covent Garden, zone ricche e commerciali, vero cuore pulsante dell’economia cittadina, e i quartieri dell’East End di fine diciannovesimo secolo, Whitechapel e Bluegate Fields, ritrovo di prostitute, ubriaconi, piccoli criminali e case di fumo. L’atmosfera oscura e opprimente della Londra di quegli anni viene ricreata alla perfezione, non solo a causa del lavoro del protagonista, medico legale per Scotland Yard e quindi testimone dei resti delle vittime di entrambi i killer. Il terrore, il male che percorre le strade della Londra di quegli anni si respira ovunque, nei quartieri ricchi come in quelli poveri, con effetti diversi sulle persone. Insonnia, sconforto, inquietudine tra i benestanti, paura e sospetto tra chi era già povero e vede la propria situazione peggiorare. Il giovane Kosminski, immigrato di origini polacche proveniente da una famiglia poverissima, subisce più di altri l’effetto di questa situazione: tormentato da visioni profetiche talmente potenti da causargli un’infinità di tic nervosi, viene sospettato contro ogni logica di essere l’assassino che si nasconde dietro il nome Jack lo Squartatore. Le visioni gli procureranno un ruolo importante nella vicenda e si troverà ad aiutare il dottor Bond nella ricerca. Terzo e ultimo membro del gruppo, un prete, la figura più losca e sospetta, ma anche l’unico in grado di spiegare cosa sta succedendo e in possesso dei mezzi per affrontarlo.

L’improbabile trio avrà grosse difficoltà a lavorare assieme, a causa dell’assurdità della situazione, della mancanza di fiducia tra i personaggi e le varie nevrosi che contraddistinguono ognuno di loro. Alla fine, di fronte all’evidenza dei fatti, ogni rimostranza dovrà lasciare il posto alla realtà e non ci sarà più spazio per le esitazioni. Le indagini e l’unità del gruppo, sempre in bilico, contribuiscono al crescendo della tensione, cadenzato dal susseguirsi di omicidi di entrambi i serial killer, fino al confronto finale.

Uno dei modelli della Pinborough è Stephen King, e si vede. La gestione della tensione e il suo crescendo ricordano i lavori del grande scrittore americano, così come il linguaggio, semplice ed essenziale ma anche pulito. La ricostruzione storica dei luoghi è di grande qualità, tanto da dare l’illusione di camminare con i vari protagonisti per i vari quartieri benestanti e dentro i vicoli più bui dell’East End. Fa da contraltare al realismo delle ambientazioni la componente soprannaturale, un adattamento di alcune leggende dell’est europeo modificate il giusto per far combaciare quanto necessario senza snaturarne le caratteristiche. Se si vuole trovare un difetto, i personaggi secondari e di supporto al dottor Bond, nonostante l’abilità della scrittrice, non risultano memorabili. Non è comunque un problema abbastanza grave da danneggiare la bontà del racconto.

Omicidio a Whitehall condensa in poco più di trecento pagine una miscela di Londra vittoriana, elementi gotici e omicidi cruenti. È un racconto che cattura e trascina, nel desiderio morboso di capire l’origine di questi eventi e allo stesso tempo ne trasmette l’orrore. Si è combattuti, proprio come il protagonista, tra il desiderio di sapere e la sensazione che sia meglio non sapere. Un vero cocktail di emozioni e oscurità, può essere bevuto tutto d’un fiato, oppure gustato lentamente, il risultato sarà lo stesso: un lungo, lunghissimo brivido lungo la schiena.

5 Risposte a Recensione: Omicidio a Whitehall

  1. Francesco 08/06/2014 alle 12:05 #

    Ciao,
    volevo fare una domanda a Sergio : volevo sapere se il libro è un giallo oppure no, in parole povere alla fine l’assassino è un personaggio in carne ed ossa oppure la vicenda riguarda l’ambito del sovrannaturale ? Grazie fin da ora

    • Sergio 08/06/2014 alle 19:11 #

      Difficile rispondere a questa domanda senza fare spoiler che ho cercato di evitare in ogni modo mentre scrivevo… definiamolo un caso di concorso di colpa. La quarta di copertina (riportata in corsivo all’inizio) lascia diversi indizi. Più di così davvero non posso dire…

      • Francesco 08/06/2014 alle 19:39 #

        Capisco.Allora te la pongo così la domanda : io sono un amante dei gialli classici e non, mi piace quindi l’ambientazione della Londra di Jack lo Squartatore e le vecchie leggende (come il mastino dei baskerville ) ma non mi piace il sovrannaturale ( fantasmi, alieni, ecc.. ). Tu mi consiglieresti di acquistare o no il libro ? Ti ringrazio ancora !!

        • Sergio 08/06/2014 alle 20:15 #

          Mettiamola così, la componente soprannaturale c’è (sennò il libro non starebbe in questo blog), non ti dico dove, e ha una parte importante, ma la si vede poco. Per farti un esempio, visto che l’autrice si ispira a King, in Shining l’entità che controlla l’Overlook Hotel è più visibile: crea allucinazioni, fa impazzire Jack Torrance. Esagerato forse, ma credo sia un buon paragone per capire se il libro “ti può piacere” o meno. Detto questo, il libro lo consiglio a priori, la Pinborough è un’ottima scrittrice e questo libro sarà finalista ai British Fantasy Awards nella categoria Miglior Romanzo Horror, se questo può aiutarti nella scelta.

  2. piov1984 03/06/2014 alle 14:08 #

    Bravo, bella recensione, già dalla prima parte si capiva che l’autrice seguiva le orme del primo Stephen King, e fa venire voglia di leggere!

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