Recensione: La ragazza meccanica di Paolo Bacigalupi

Anderson Lake è l’uomo di punta della compagnia AgriGen Calorie in Thailandia.

In incognito come amministratore di un impianto, Anderson setaccia i mercati di Bangkok alla ricerca di cibi considerati estinti, con la speranza di razziare il bottino delle calorie perdute della storia. Ed è qui che si imbatte in Emiko…

Emiko è la Ragazza Meccanica, una creatura strana e meravigliosa. È una Neo Persona, non è umana: è un essere costruito in laboratorio e programmato per servire e appagare gli appetiti di un uomo d’affari di Kyoto, ora abbandonata nelle strade di Bangkok.

Per alcuni creature senz’anima, per altri addirittura demoni, le Neo Persone sono schiavi, soldati e giocattoli per i ricchi, in un agghiacciante futuro prossimo in cui le aziende caloriche dominano un pianeta minacciato dagli oceani, l’età del petrolio è finita e gli effetti collaterali delle malattie portate dall’ingegneria genetica si diffondono ormai in tutto il mondo.

Commento:

Il romanzo è ambientato a Bangkok, in un futuro lontano non più di un paio di secoli dal nostro presente. Il petrolio è esaurito, il carbone è rarissimo e l’energia per far funzionare i macchinari viene misurata in calorie: computer alimentati tramite cyclette, elefanti modificati geneticamente e addestrati per far ruotare dinamo, illuminazione cittadina con il metano prodotto dallo smaltimento dei rifiuti. È un mondo povero, in cui si lotta per la sopravvivenza, in cui l’ingegneria genetica ha la capacità di sfamare intere nazioni, per il giusto prezzo. Non è difficile immaginare la corsa al potere scatenatasi dalla concorrenza tra le varie compagnie alimentari e i danni che ne derivano all’ambiente e all’uomo. I virus, sempre più letali e in perenne mutamento, sono effetti collaterali degli esperimenti genetici. Chi si oppone all’egemonia delle compagnie rischia di finire come la Finlandia, distrutta da una serie di rivolte orchestrate ad arte per fare breccia nella gestione del paese, con risultati tragici.

La Thailandia è l’unico paese ancora indipendente, le compagnie straniere sono bandite dal territorio nazionale e le loro merci sono sottoposte a scrupolosi controlli prima di essere introdotte nel paese, dove non riscuotono successo perché malviste dalla popolazione e dal governo. Il paese è però in una fase di cambiamento, nel mezzo di uno scontro politico tra i suoi due più importanti organi di governo: il Ministero dell’Ambiente, il cui ruolo è proteggere la nazione dalle malattie e dalla devastazione, di cui sono causa anche gli enti stranieri; e il Ministero del Commercio, la cui prerogativa è gestire l’economia interna e le importazioni.

Mi sembra banale sottolineare i temi ambientalisti di questo racconto, troppo evidenti per essere ignorati, e l’autore, in questa intervista in Italiano, spiega da dove ha preso le idee di base per le modifiche genetiche qui immaginate. Ma è stato l’uomo a distruggere l’ambiente, con lo sfruttamento intensivo di fonti di energia inquinanti e non rinnovabili e il suo tentativo di giocare con il DNA. Come dice uno scienziato a circa due terzi del romanzo:

“…La natura”. Fa una smorfia disgustato. “Noi siamo la natura. Ogni nostra azione è natura, ogni sforzo biologico lo è. Siamo ciò che siamo e il mondo è nostro. Siamo i suoi dèi.”

E ancora:

…È più semplice costruire una persona immune alla microruggine che proteggere una versione precedente dell’essere umano. Tra una generazione, potremmo essere tutti bene attrezzati per il nostro nuovo habitat. I suoi figli potrebbero beneficiarne. Eppure la gente si rifiuta di adattarsi. Vi aggrappate a un’idea di umanità che si è evoluta in accordo con l’ambiente naturale nel corso dei millenni, la stessa con cui voi ora, in modo perverso, rifiutate di andare al passo.

Sono cinque i punti di vista utilizzati, tutti molto diversi tra loro. Anderson Lake, presidente di una piccola fabbrica, in realtà lavora per una delle più grandi compagnie alimentari al mondo. Hock Seng, malese di origini cinesi, è l’assistente di Lake alla fabbrica, un rifugiato, un “tessera gialla” evitato e odiato dai thai, in Malesia era uomo ricco e influente prima della cacciata della popolazione cinese a opera degli estremisti religiosi. Jaidee, ex combattente di muay thai, ora capitano delle “camicie bianche”, le forze paramilitari del Ministero dell’Ambiente: a differenza di tanti suoi colleghi, è assolutamente incorruttibile, e per questo è benvoluto dalla popolazione. Kanya è il suo vice, una donna proveniente da un piccolo villaggio distrutto dalle “camicie bianche” per contenere la diffusione di un virus. Infine, Emiko, la Ragazza Meccanica, una specie di giocattolo abbandonato al proprio destino da un ricco giapponese perché il biglietto di ritorno costava troppo.

Nessuno di loro è un eroe. Nessuno di loro è un antieroe. L’unica cosa in comune è la loro umanità, il loro desiderio di sopravvivere. Lake vuole avere accesso alla banca dei semi della Thailandia, cerca informazioni, persone che possono essere ricompensate per condurlo al suo obiettivo. Le troverà, ma troverà anche Emiko, e il loro incontro avrà conseguenze inaspettate sulla sua vita, e viceversa. La Meccanica è creata per servire, cerca un nuovo padrone in un paese in cui le creature come lei vengono trattate come rifiuti da smaltire. Finisce per lavorare in un club per adulti, schiava in scena di una dominatrix che abusa dei suoi istinti di obbedienza e sottomissione, spettacolo volto a convincere qualche cliente a pagare per incontri privati. L’incontro con Lake le offrirà un sogno a cui aggrapparsi, e il suo desiderio di libertà si risveglierà tanto forte da ribellarsi ai suoi stessi geni.

Jaidee è la Tigre di Bangkok, eroe osannato dai giornali e dal popolo, marito e padre di due figli. Il Ministero del Commercio lo vorrebbe morto per le sue continue interferenze, spesso radicali e distruttive, sulla gestione delle importazioni. La politica, purtroppo, è un avversario diverso e il muay thai e i suoi ideali non sono armi efficaci. Kanya, la sua vice, è idealista quanto lui ma non altrettanto integerrima, e i suoi fantasmi la perseguiteranno, letteralmente, per tutto il tempo. Nonostante tutto, Kanya è il personaggio che subisce i cambiamenti maggiori, riuscendo a sorprendere il lettore nel finale.

Tutti i personaggi commettono errori, sembrano non aver imparato nulla dalla storia, ma dimostrano anche la volontà di riparare agli errori commessi, in un estremo tentativo di redimersi. È il caso di Kanya e di Hock Seng, tormentati dai sensi di colpa, o di Anderson Lake, determinato a trovare la banca dei semi per conto della compagnia, ma anche l’unico a considerare Emiko come una persona. Anche Emiko commette numerosi errori, come gli umani a cui vorrebbe assomigliare, ma è il suo desiderio di umanità a guidarla, e proprio quando si troverà in pericolo sarà la parte meno artificiale a prendere il sopravvento e obbligarla a lottare: un animalesco istinto di sopravvivenza.

Conclusioni:

La ragazza meccanica è un romanzo complesso in ogni aspetto. L’inizio può sembrare lento, ma è necessario attirare il lettore all’interno della città, mostrare i rapporti sociali e politici che la muovono e da cui si genera la trama, prima di poterla sviluppare. Questo passaggio fondamentale viene fatto con grande bravura e cura maniacale per i dettagli, mostrando un worldbuilding di qualità straordinaria che permette di inserire i temi trattati nella scenografia e nelle azioni dei protagonisti, eliminando qualsiasi retorica dannosa per la narrazione. I personaggi non sono mai scontati, tormentati dalle scelte che li attendono, dal loro passato e dalla sensazione di viaggiare verso la catastrofe. È davvero impossibile costruire una recensione esaustiva di questo libro senza dilungarsi troppo, nonostante raggiunga appena le quattrocento pagine. Per quanto detto qui e quanto è stato tralasciato, questo rimane l’esordio di uno scrittore di grande talento che, sull’onda di questo successo, è oggi una delle grandi certezze della fantascienza del nuovo millennio.

I comment sono chiusi.

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