Recensione: Red Country di Joe Abercrombie

Red countryShy Sud sperava di poter seppellire il suo cruento passato e cavalcare via con un bel sorriso sulla faccia, ma prima dovrà rispolverare le maniere forti per riprendersi la sua famiglia. E lei non è certo tipo da tirarsi indietro di fronte a ciò che è necessario fare. Così si metterà sulle tracce dei rapitori con un paio di buoi e il suo codardo patrigno Agnello a farle compagnia. Ma anche lui ha seppellito un sanguinoso passato e nelle Terre Remote, dove non c’è Legge, il passato non rimane a lungo sotto terra.

Il loro viaggio li porterà per aride piane fino a una città di frontiera stritolata nella morsa dell’avidità, tra faide, duelli e massacri, e poi fino in cima alle inesplorate montagna verso la resa dei conti con gli Spettri. E come se tutto questo non fosse abbastanza, saranno costretti a una scomoda alleanza con Nicomo Cosca, il famigerato mercenario, e il suo scriteriato legale Tempio, due uomini di cui nessuno dovrebbe mai fidarsi.

Commento:

Prendete una carovana di cercatori d’oro, nobili decaduti, attori invecchiati, commercianti in cerca di nuovi mercati, allevatori in cerca di nuovi pascoli, un leggendario esploratore in grado di uccidere un orso a mani nude, una pianura sterminata e un meta lontana in cui iniziare una nuova vita, fate viaggiare cavalli e animali in mezzo a polvere, sudore e sporcizia, imprecando a ogni guado, e avrete un’idea precisa di cosa succede nella prima parte del romanzo.

Tutto questo accade perché un giorno Shy vede i piani di riparazione e ampliamento della fattoria andare in fumo, letteralmente. La casa è bruciata, i suoi fratelli sono stati rapiti e il caro Tonto è appeso per il collo all’albero sul retro. Le Terre Remote non sono per i deboli e per i rinunciatari, ma Shy non è non è né l’una né l’altra. Il suo patrigno Agnello predica calma e la convince a usare il carro e i buoi per l’inseguimento finché sarà possibile, cioè fino a quando non vengono reclutati come servizio di sicurezza per un certo gruppo di falliti in viaggio nella loro stessa direzione. Le tracce trovate finora da padre e figlia conducono verso le sconfinate Terre Attigue, un’immensa pianura abitata solo da animali e Spettri.

Intanto, il famigerato Nicomo Cosca, Capitano Generale della Brigata della Fausta Mano, il mercenario meno affidabile a disposizione, viene a sua volta reclutato dall’Inquisizione per portare a termine un compito. Il governo di sua Maestà ha infatti deciso di estirpare una volta per tutte la piaga degli Spettri, i nativi delle pianure al di fuori dei confini. Poiché questa operazione non può essere svolta legalmente, ecco la necessità di un uomo come Cosca, uno che “non ha mai preso sul serio i confini” e quindi è libero di agire quando altri non possono per “ragioni politiche”.

Red country è un volume autoconclusivo, ma vede comunque il ritorno di personaggi molto amati, a partire da Agnello, il cui vero nome non viene mai pronunciato ma caro a ogni lettore di Abercrombie. È una personalità diversa da quella presentata nella trilogia ma che ne è diretta conseguenza: Agnello è cambiato, non prova più a fare del bene con la spada come in passato, cerca di evitare attriti e conflitti a costo di essere considerato codardo. Durante la vicenda, l’unica costante è il tentativo di non fare del bene. È la più classica delle domande narrative: cosa succede se a un genitore portano via i figli? E se quel genitore avesse il passato di Agnello? Nella trilogia il lettore aveva conosciuto un uomo costretto da situazioni ed errori passati a cedere alla violenza senza alcuna gioia e trasformarsi in un mostro sanguinario solo quando il suo alter ego si manifestava. È più difficile identificarsi con questa sua rivisitazione, vittima e carnefice allo stesso tempo ma anche consapevole di essere spesso dal lato sbagliato della giustizia senza i sensi di colpa che lo hanno contraddistinto in passato.

Sua figlia Shy è una ragazza dall’infanzia difficile, difficoltà trasferite in un’adolescenza ribelle. All’apparenza nulla di particolare: un’adolescente come tanti, senza alcuna esperienza della vita. Ma Shy ha un passato da fuorilegge, i cui successi sono stati riconosciuti da una cospicua taglia, dotata di un pessimo carattere e di una grande abilità nelle contrattazioni. Shy è il punto di vista narrativo, e regge il ruolo alla perfezione: sicuro e arrogante in partenza, inizia a vacillare quando gli eventi crescono di intensità, dimostrando l’ingenuità di una ragazza, per risollevarsi nella parte conclusiva. Shy cambia, e con lei cambiano le percezioni del lettore, il ritmo delle preoccupazioni, degli errori e orrori di cui è testimone sono anche il ritmo con cui avanza la narrazione, ma con coerenza rispetto alla scenografia: inutile aspettarsi romanticismi in un mondo crudele e violento.

Tempio è secondo e legale di Cosca, un uomo che ha sempre scelto la via più semplice. Ha fatto mille lavori e all’occorrenza sa riciclarsi come architetto, predicatore, falegname, macellaio, mandriano e altro ancora. Nella brigata di mercenari di cui fa parte ognuno è convinto di essere il miglior uomo del gruppo, e ognuno ha ragioni da vendere in proposito. Lui è forse l’unico a non sentirsi il migliore ma solo fuori posto. Anche per questo sceglie ancora una volta la via più semplice, quella di disertare. Tempio è il personaggio meglio riuscito di Red Country. Un uomo inaffidabile, pronto a umiliarsi oltre l’immaginabile pur di sopravvivere, ma capace di sfruttare le poche occasioni a sua disposizione per dimostrare, a sé stesso prima che ad altri, il suo valore. Alla fine, in un universo in cui giusto e sbagliato hanno confini molto deboli, si impegna per prendere la decisione giusta. Questa decisione, nonostante l’infinità di scelte semplici e sbagliate a disposizione, è un atto rivoluzionario, quasi sovversivo nella narrativa di Abercrombie, e il vero punto di svolta narrativo rispetto ai lavori precedenti.

L’ambientazione è magistrale, il selvaggio West è rappresentato in maniera straordinaria, non solo nel viaggio dei pellegrini attraverso Red country1le pianure, ma anche nella città di Cresa, meta della carovana, una città che sembra uscita dalla sceneggiatura di Per un pugno di dollari, e le montagne alle sue spalle, brulicanti di Spettri/Pellerossa rapitori di bambini. Ritorna anche una delle caratteristiche dello stile dell’autore, la volontà di descrivere il fango, la sporcizia e i rifiuti attraverso cui si muove l’umanità. Passeggiando per Cresa con i protagonisti, se ne sente l’odore, mescolato a quello della tensione e del sangue in procinto di essere versato.

Conclusione

Quando un autore dedica il suo lavoro a Clint Eastwood, le premesse sono di altissimo livello. I personaggi di Abercrombie bucano le pagine, animandole come pochi altri narratori sono in grado di fare, la ricostruzione delle ambientazioni è perfetta, e il riadattamento dei vari topos del western a un mondo di spade e archi e balestre è davvero ben fatto. Non manca nulla: polvere, carovane, cercatori d’oro, duelli e stalli, criminali, bravacci e capi, Spettri/Pellerossa, governi in conflitto e oro da fare invidia a qualunque sovrano. Come sempre in Abercrombie, non esistono buoni e cattivi, ma non è importante. Trovo che questo sia il romanzo più riuscito tra quelli ambientati nel mondo della Prima legge, non il migliore forse, ma quello in grado di combinare il genere e l’innovazione, suo vero marchio di fabbrica. E il finale non è crudo come gli altri, ma si lascia andare alla malinconia: non è un finale dove tutti perdono anche quando hanno vinto, e anche questa è una novità interessante.

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