Recensione: Il sapore della vendetta di J. Abercrombie

Monza Murcatto, la Serpe di Talins, la Macellaia di Caprile, è la mercenaria più temuta e spietata di tutta la Styria. Non è stato facile ottenere questa reputazione: la guerra tra il Granduca Orso e la Lega degli Otto è cominciata diciannove anni fa e il numero di capitani e mercenari che vi hanno preso parte è inferiore solo al numero di cadaveri. Questo ventennio viene già chiamato gli Anni di Sangue, e non si sono ancora conclusi. Monza ha talento, capacità militari e le piace vincere. Tanto brava da convincere le Mille Spade, il gruppo di assassini, ladri e criminali vari più opportunista del Mondo Circolare, a combattere per un committente affidabile, comportamento insolito per chi ha sempre avuto l’accortezza di arrivare tardi alla battaglia ma in orario per il saccheggio celebrativo. La sua popolarità cresce a dismisura e i cittadini di Talins la adorano e cantano il suo nome durante le parate molto più forte di quello del Granduca Orso, loro legittimo sovrano.

Una mattina, durante una riunione nel salone del palazzo di Orso, Monza e suo fratello Benna hanno un banale incidente dalle conseguenze tragiche: Benna picchia la nuca contro un pugnale, cade con il petto su una spada, infilzandosi tre volte su di essa, e, stordito e barcollante, finisce per trafiggersi il cuore con un secondo pugnale. Monza, forse nel tentativo frenetico di salvarlo, non nota il filo metallico che le stringe il collo, si ferisce al petto con una lama e il suo braccio urta diverse volte e con grande forza contro gli stivali di qualcuno. Nella concitazione, i corpi di Monza e Benna raggiungono la balaustra del balcone con vista sulla scarpata e precipitano nel vuoto.

Nessuno crede sia ancora viva, ma la Serpe di Talins, la Macellaia di Caprile, non muore per così poco. Rimane però contrariata dal comportamento del suo ormai ex datore di lavoro. Aiutata da uno sconosciuto che si rivela molto abile in chirurgia, le sue ferite vengono ricucite, le fratture riparate, viene guidata nella riabilitazione e, dopo molti mesi, ha salva la vita. Magari l’incidente e le operazioni chirurgiche non hanno giovato al suo aspetto, ma Monza rimane sempre determinata. Una volta voleva la vittoria. Oggi vuole vendetta. Il Granduca Orso. Ario, il suo arrogante figlio maggiore. Foscar, il minore. Il Generale Ganmark, comandante delle truppe di Talins e ex ufficiale dell’esercito dell’Unione. Fedele Carpi, ex ufficiale delle Mille Spade e loro nuovo comandante. Mauthis, direttore della sede Styriana di Valint & Balk. Gobba, guardia del corpo di Orso. Sette persone erano presenti quel giorno, sette persone devono morire.

Per ottenere la sua vendetta ha bisogno di aiuto, e per il lavoro giusto servono le persone giuste. Caul il Brivido, uomo del Nord, guerriero dal passato fatto di guerra, sangue e violenza. Ha avuto l’onore di chiamare Capo Ruud Tretronchi, ha combattuto insieme a Mastino e Dow il Nero, era nel cerchio quando Novedita il Sanguinario ha combattuto contro il Temuto. Ha visto tutto questo e ne ha abbastanza. Vorrebbe cambiare, vorrebbe diventare un uomo migliore. La Styria e gli Anni di Sangue sembrano il luogo e il momento adatti per farlo. Ghigno, uno degli assassini più temuti nel carcere di massima sicurezza di Musselia. È un tipo silenzioso, predilige le cose ripetitive e ordinate e ha una vera passione per i numeri e per i conti. Morveer, con la sua assistente Day. Un uomo estremamente preciso, decisamente prudente e squisitamente indisponente, è categorico riguardo il suo titolo di Maestro Avvelenatore. Nicomo Cosca, celebre soldato di ventura, ex Capitano delle Mille Spade prima di Monza. Quando entra nel gruppo fa una promessa a sé stesso: non toccherà mai più un liquore. Anche se bere ancora un bicchiere non gli dispiacerebbe. Shyla Vitari, ex dipendente dell’Inquisizione, mandata in Styria dallo Storpio a gestire alcuni affari, da qualche tempo lavora in proprio e i soldi di Monza le fanno comodo.

Tutto viene pianificato con precisione, i bersagli devono essere individuati ed eliminati coinvolgendo il minor numero di bersagli possibile, per evitare di attirare l’attenzione. O almeno, non più del necessario. Ma la vita non gira mai secondo i piani. Avete mai notato quanto sia facile trasformare un banale omicidio in una carneficina? In fondo, non è importante il numero di cadaveri, solo la vendetta. Fino a dove Monza potrà spingersi? Quanto tempo impiegherà Orso a mandarle contro un infinità di assassini pronti a incassare la loro parte? La fine è davvero vicina quando il Granduca affida l’incarico a Shenkt, l’uomo più pericoloso al mondo. Ma le preoccupazioni non arrivano solo dall’esterno. Di quanti potrà fidarsi, tra i suoi alleati? Non di Cosca, celebre voltagabbana in tutto il Mondo Circolare. E chi si fiderebbe mai di un avvelenatore? E gli altri?

George Martin, grande estimatore di Abercrombie, ha paragonato Il sapore della vendetta a Il Conte di Montecristo, come riportato dallo strillo nella quarta di copertina, con le dovute differenze. L’ossessione per la vendetta accomuna i personaggi di Monza Murcatto e Edmond Dantès, la determinazione per ottenerla, la volontà di passare sopra qualsiasi cosa pur di vederla realizzata sono comuni a entrambe le opere, ma sono anche le uniche. Abercrombie inserisce questi elementi in un contesto violento e brutale, in una lotta di potere i cui protagonisti sono parte di un gioco molto più grande guidato da chi controlla il denaro: la banca Valint & Balk e l’Impero Gurkish, acerrimi nemici e da sempre attivi in qualsiasi zona di guerra. L’oro e l’aiuto di questi due grandi marionettisti sono i motori di un conflitto che ha radici molto più antiche. Le conseguenze per la Styria vengono raccontate in modo magistrale, così come il cinismo e la durezza dello scontro, esaltate da scene degne dello splatter più puro.

Niente è fine a sé stesso nelle trame di Abercombie, ogni gesto, ogni secchiata di sangue, ogni parola volgare sono parte di un affresco vivido. I personaggi si trasformano in modo graduale ma con cambiamenti evidenti da una scena all’altra. Fra i mille aspetti delle loro personalità, nel ritmo frenetico dell’azione, ne esiste sempre uno in grado di sfuggire al lettore, e proprio quello diventa la leva in grado di sorprendere, di produrre un nuovo tradimento imprevedibile e allo stesso tempo atteso. L’ironia e il sarcasmo, nella loro forma più nera e sprezzante, sono il sottofondo di tutto il testo, distorcendo ogni gesto o parola e dando loro un significato amaro.

In un mondo crudele e spietato, Il sapore della vendetta è una nuova carrellata di antieroi pronti a deliziarci con le iperboliche conseguenze delle loro azioni, nate da desideri e passioni umane. Abercrombie è uno dei migliori autori di questi anni, le sue scene di azione sono riprodotte nei dettagli, con sequenze narrative quasi cinematografiche e i suoi romanzi gli sono valsi grande fama internazionale e lo hanno eletto a rappresentante del Fantastico nelle sue forme più cupe e violente. Chi ha scoperto il genere negli ultimi anni, chi si è appassionato alla nuova ondata di perfidia e malvagità, ma anche i lettori di vecchia data nostalgici dell’Elric di Michael Moorcock, non possono fare a meno di leggere Joe Abercormbie, e questo libro è il suo migliore tra quelli pubblicati in Italia finora. E neanche questa è una reputazione facile da ottenere.

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