Recensione: Shikasta di Doris Lessing

ShikastaDopo la pubblicazione di Un pacifico matrimonio e Un luogo senza tempo, arriva il terzo volume del ciclo Canopus in Argos: Archivi. Nella pubblicazione in lingua originale Shikasta è il punto di partenza di tutta la serie, introducendo per la prima volta, nel 1979, i lettori alle sei zone, al pianeta Canopo, ai suoi alleati e nemici.

La narrazione si divide in due parti; nella prima troviamo i rapporti degli interventi fatti da Canopo per provocare e controllare l’evoluzione di vita intelligente su una colonia con caratteristiche geografiche e climatiche promettenti, chiamata Rohanda. Il lettore impara la storia, i miti e le leggende del pianeta a partire dal suo ingresso nella sfera di influenza di Canopo, scopre i vari esperimenti effettuati, per esempio l’introduzione di forme di vita aliene, e il modo in cui viene controllata l’evoluzione sul pianeta, in modo non invasivo e spesso limitato all’osservazione e all’invio di emissari quando necessario. L’enorme quantità di documenti più o meno ufficiali fornisce un racconto dettagliato dell’epoca di pace iniziale e dell’inizio della trasformazione della colonia in Shikasta, parola persiana che significa “distrutta, inferma, indebolita”. Questi documenti sono scritti da alcuni degli agenti di Canopo, in particolare da Johor, inviato sulla colonia in diverse occasioni per contrastare le forze che la stanno portando alla rovina.

La seconda parte è formata dalle lettere inviate e ricevute da una moltitudine di personaggi e dalle pagine di diario di Rachel Sherban, sorella di George Sherban, incarnazione di Johor, ancora impegnato in un tentativo di allontanare Shikasta dalla spirale di distruzione in cui si trova prigioniera.

Commento:

L’intero ciclo fa parte della tradizione sociologica che ha caratterizzato il Fantastico e la Fantascienza degli anni ’70, ma l’opera rappresenta uno dei progetti più ambiziosi sia per Doris Lessing sia per l’intero genere: la scrittrice parte dalle origini di questo mondo, ne descrive l’evoluzione, le ere, le fasi fino alla distruzione dell’umanità e oltre. Costruisce uno spazio formato da sei zone, di cui Rohanda/Shikasta è solo il punto di partenza in quanto rappresentazione della nostra Terra. Cambiando tutti i nomi ma mantenendo la geografia, assumendo il punto di vista di Canopo, Lessing aliena il lettore, lo trasforma in osservatore esterno delle vicende terrestri. In questo modo gli orrori perpetrati dall’umanità contro sé stessa, le assurdità della colonizzazione, della guerra, delle differenze di classe, del marxismo sono trasformate in una cronaca asciutta di eventi, rendendo la narrazione cruda e diretta.

Uno dei metodi usati dall’autrice per ottenere questo risultato è quello di ribaltare la visione eurocentrica dominante, un pacifico matrimoniopassaggio facile per una donna che ha vissuto i suoi primi trent’anni tra Africa e Asia. Proprio l’Africa assume un ruolo centrale: qui Johor/George e i suoi fratelli passano l’intera infanzia e adolescenza, ottengono una educazione insolita fatta da molti tutori privati, corsi frequentati e lasciati, tutto a comporre un’educazione vasta e variegata. Questo processo è in aperto contrasto con la rappresentazione della cultura occidentale proposta nel libro, definita come ignorante, arrogante, limitata e limitante nelle sue prospettive, aggressiva nei confronti dell’altro. L’educazione ricevuta da Johor, imposta non dai genitori ma “suggerita” a loro da altri agenti di Canopo, sottolinea invece quanto sia necessaria una visione più ampia e globale per includere l’umanità intera. In ogni caso, non mancano le critiche alle atrocità commesse da altre culture, in particolare nel processo all’uomo bianco, apice della distruzione di Shikasta e inizio della risalita. L’obiettivo, per Doris Lessing, non è la retorica ma l’educazione sociale.

Altro bersaglio dell’ironia dell’autrice è la politica, non solo nei confronti del già citato marxismo, evidente nella retorica di molti gruppi politici nazionali e nella dominazione cinese su buona parte del mondo; ma di tutte le forme di organizzazione politica, i cui interpreti vengono posti sempre in cattiva luce, descritti con accezioni negative e, in generale, come individui poco affidabili. In questo modo, sia l’Impero Britannico sia gli Stati Uniti si trasformano in dittature spietate e malvagie tanto quanto le grandi dittature europee, ma le violenze da loro perpetrate sono giustificate perché dirette a territori ben al di fuori delle “Lande del Nordovest” e del “Continente Settentrionale Isolato”. Meravigliose nel loro sarcasmo sono le poche lettere a nostra disposizione scritte da emissari di Shammat, alter ego di Shikasta e origine del male, ricostruzione di una retorica tipica delle dittature fasciste e naziste che hanno caratterizzato la storia del ventesimo secolo. La critica alla retorica politica non risparmia i giovani, dipinti come violenti e ottusi, non migliori degli adulti dai quali hanno appreso come lo scontro e il conflitto siano la base della società. La rieducazione di questi gruppi di giovani, per i quali esiste ancora una speranza, si svolge all’interno delle Armate della Gioventù, di cui Johor/George sarà uno degli organizzatori, in uno dei tanti compiti necessari alla salvezza di Shikasta.

unluogosenzatempoIl ruolo di Johor, protagonista e salvatore della colonia, non è da intendersi come eroe, né come una sorta di messia. Lui è e rimane l’agente di una forza aliena impegnata a guidare una piccola parte dell’umanità alla salvezza, barlume di speranza flebile ma dimostrazione della preoccupazione della scrittrice per l’umanità intera, vero oggetto narrativo. L’ironia, il sarcasmo, la crudezza di alcuni passaggi non sono accuse ma freddi elenchi di problemi da risolvere e la natura umana come unico obiettivo, non fisico e materiale ma spirituale ed emotivo, indipendente dalle fazioni politiche, sociali o religiose. D’altra parte, è impossibile non coinvolgere queste fazioni quando si parla di umanità.

L’obiettivo viene definito in maniera esplicita nella prima parte, quando vengono narrati gli sforzi per rendere possibile la vita sul pianeta, descrivendo l’evoluzione attraverso le parole di creature aliene. La seconda parte parla dell’umanità contemporanea, e lo fa con le parole di uomini e donne umane, abitanti di una Shikasta ormai prossima alla fine. Attraverso queste, e in particolare attraverso il diario di Rachel, osserviamo dubbi, riflessioni, desideri e paure che vanno a formare un’umanità corrotta dalle menzogne di Shammat, il cui unico risultato sarà la distruzione sia del bersaglio sia della fonte.

Doris Lessing racconta un’umanità decaduta, sull’orlo di una terza e definitiva guerra mondiale, causata dalla corruzione e dalla menzogna impadronitesi di un mondo un tempo idilliaco e utopistico. La lotta in corso è aspra e senza quartiere ma non ha nulla della violenza tipicamente umana, è una rinascita spirituale possibile solo con la distruzione di Shammat. La caduta di Shikasta e dei suoi abitanti diventa necessaria per la natura falsa e ingannevole di Shammat stesso, il cui più grande inganno è quello di far credere agli umani di non esistere. Se migliaia di anni prima la contaminazione aveva iniziato la caduta, l’ultimo conflitto e l’olocausto che ne consegue diventano apice di un processo catartico di purificazione per ripristinare la superiorità di una natura umana non corrotta.

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