Recensione: The queen of the Tearling di E. Johansen

The queen of the Tearling“Chiamatelo pure The Hunger Games of Thrones. (USA Today)” Quando prendete in mano il libro, scordatevi questa frase. L’affermazione crea aspettative che il romanzo non può soddisfare, non per demeriti strutturali, ma perché si tratta di un lavoro completamente diverso.

Il racconto è ambientato in un futuro imprecisato, l’umanità è stata sconvolta da una catastrofe nota come il Passaggio che ha riportato il mondo al medioevo. L’ambientazione è molto ben curata e segue un’evoluzione politica e sociale molto realistica, tanto da riprendere alcune teorie espresse da Jared Diamond in Armi, acciaio e malattie per strutturare i rapporti di forza tra i due regni in conflitto, Nuova Europa e il Tearling. Quest’ultimo nasce dalle idee di William Tear, “un utopista che sognava una terra dove tutti avessero quanto desideravano”. Per sua sfortuna il Tearling si rivelò povero di materie prime e i suoi abitanti sono stati costretti a vivere di agricoltura e allevamento, mentre gli stati vicini, il cui sottosuolo era invece molto ricco, hanno potuto lavorare i metalli, garantendo merce da esportazione e la nascita di una primordiale industria, oltre che ad armamenti migliori.

La protagonista, Kelsea, è cresciuta in una casa di campagna vicino la foresta e a diciannove anni la legge le permette di reclamare il trono che le spetta in quanto figlia di Elyssa Raleigh Glynn, la precedente regina del Tearling, morta oltre un decennio fa e che la ragazza non ha mai conosciuto. La principessa è stata educata dalla madre adottiva, Carlin Glynn, con particolare attenzione verso la storia, ritenuta fondamentale per il suo futuro al governo. Ma le lezioni di Carlin sembrano aver lasciato volontariamente molte lacune, soprattutto nella storia recente del regno e del ruolo avuto dalla madre. Kelsea idealizza la figura della regina Elyssa e la matrigna, legata da un giuramento, non si preoccupa di smontare l’immagine di donna coraggiosa, bellissima e giusta. Né la ragazza è curiosa di scoprire l’identità del padre, sconosciuto, nonostante le voci sui numerosi amanti della madre.

Kelsea è un personaggio solido, ben costruito anche se a volte viene lasciato troppo spazio ai suoi pensieri. L’intento è di creare un personaggio insicuro, impulsivo, a volte goffo e infantile, e l’autrice riesce nel suo intento. A questi aspetti si contrappone la determinazione, l’intelligenza e la capacità di ragionamento. Non è un personaggio completo, è un personaggio in divenire e cerca di affrontare le responsabilità di governo di un regno in grave crisi e sull’orlo di una guerra la cui causa è proprio la sua impulsività, supportata però dalla consapevolezza di aver fatto la scelta giusta nei confronti del popolo. La regina è tutto tranne che perfetta ma i suoi lati negativi sono segni di un personaggio coerente.

La Regina Rossa è l’antagonista di questa trilogia, praticante di magia nera e capace di governare solo con la paura. Due personaggi hanno un ruolo particolarmente importante nell’ascesa di Kelsea al potere. Il primo è Mazza Chiodata, membro della scorta e poi capo delle guardie della regina, un guerriero burbero e scontroso che dubita delle capacità di Kelsea. Anche lui è legato a un giuramento, e qualsiasi sia l’opinione personale, intende proteggere Kelsea con ogni mezzo. Il secondo è Fetch, un famoso ladro e assassino, incontrato da Kelsea nel suo viaggio verso Nuova Londra.

Se la protagonista è un personaggio coerente, non avendo mai visto nulla al di fuori del bosco accanto al quale è cresciuta, gli altri personaggi sembrano troppo carichi di cliché per essere davvero interessanti. Le loro mosse sono prevedibili o, nel caso della regina, deboli quando messe in relazione con le loro conseguenze. Ritengo tuttavia che questa sensazione dipenda da una scelta precisa della scrittrice. La Johansen intesse una trama solida, ma si perde in introspezioni spesso inutili che spezzano il ritmo del romanzo, altrimenti ricco di azione. Il rallentamento così indotto finisce per sottolineare i cliché e i lati negativi del racconto, lasciando poco spazio agli altri personaggi, con il risultati di renderli piatti.

The queen of the Tearling è un buon lavoro ma rimangono alcuni problemi, soprattutto sul ritmo, ma si tratta del primo libro della trilogia d’esordio ed è normale che alcuni aspetti lascino a desiderare. Sembra avere l’andamento di una favola, ma le azioni dei personaggi sono spesso violente o erotiche. Per quanto non siano mai del tutto esplicite, il racconto sembra adatto a un pubblico più maturo. Nel complesso, un buon lavoro con ottime prospettive di crescita da parte di una scrittrice dotata di un enorme potenziale, ma nei volumi successivi i personaggi dovranno dimostrare una crescita per rendere giustizia a un mondo così ben curato.

I comment sono chiusi.

Designed by arosedesign