Speciale 8 Marzo: Doris Lessing

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Questo scritto vuole essere un’occasione per riparare a un torto, o forse dovrei definirla una svista, di qualche mese fa. Il 17 Novembre 2013 muore Doris Lessing e, per quanto avere il coccodrillo pronto è di pessimo gusto, il tempo per qualche riga andava trovato. Potreste definire la scelta di farlo in occasione della Festa della Donna ipocrita e forse fate bene, ma qualsiasi motivo spinga a parlare di libri è valido. Inoltre, il mio è solo un umile e goffo tentativo di ricordare una scrittrice eccezionale.

Se qualcuno di voi si sta chiedendo perché Doris Lessing, molti dei suoi romanzi appartengono al genere Fantastico, argomento di questo blog. Un esempio è Discesa all’inferno, un viaggio nella mente e nella psiche di un uomo, Charles Watkins, paziente di un ospedale psichiatrico soggetto ad allucinazioni capaci di generare le più incredibili fantasie, sul quale ogni trattamento proposto dai medici sembra inutile. O la serie Canopus in Argos, cinque libri pubblicati tra il 1979 e il 1983 con lo scopo di raccontare il futuro, una space opera ma anche un’analisi critica e pessimista dei problemi della società dell’epoca, una saga che si inserisce di diritto nella tradizione della fiction sociologica di quegli anni, di cui la Lessing era parte integrante.

memorie di una sopravvisutaIl romanzo di cui vorrei parlare in questa occasione, Memorie di una sopravvissuta, è stato pubblicato nel 1974. Per parlarne è necessario spendere due parole sulla biografia1 della scrittrice, perché questo, come altri suoi lavori, è in parte autobiografico. Doris Lessing nasce nel 1919 in quella che all’epoca si chiamava Persia e oggi Iran da genitori inglesi: il padre, invalido della Prima Guerra Mondiale, era impiegato della Imperial Bank of Persia e la madre lavorava come infermiera. Alcuni anni dopo la famiglia si trasferisce nella Rhodesia del Sud (oggi Zimbabwe), attratta dalla prospettiva di ricchezza data dalla coltivazioni di mais. Ossessionata dalla madre, Doris è costretta a vivere in un regime casalingo rigidissimo per essere poi iscritta alla scuola ospitata in un convento, le suore educavano gli studenti terrorizzandoli con storie sull’inferno e la dannazione eterna. Più tardi entrò in una scuola nella capitale, che abbandonò all’età di tredici anni per proseguire gli studi in autonomia. Fuggita di casa e dalla madre all’età di quindici anni, lavora come infermiera e comincia a scrivere racconti, prima di trasferirsi nuovamente nella capitale nel 1937, dove lavora come operatrice telefonica e, l’anno successivo, si sposa per la prima volta. Più tardi entra in un club del libro, il Left Book Club, i cui membri erano uniti sia dalla passione per la lettura sia dal credo politico comunista, dove conosce Gottfried Lessing. In quella fase la giovane Doris aveva già abbandonato la prima famiglia, intrappolata in un ruolo che non sentiva suo, e sposa Gottfried. A seguito delle opinioni politiche contrarie alla repressione attuata dai bianchi sui nativi, la coppia viene bandita dal paese e si sposta in Inghilterra, dove la Lessing rimarrà fino alla morte nel 2013.

Memorie di una sopravvissuta descrive la situazione della nostra società in un futuro non troppo lontano, decadente e in piena crisi, preda di un ritorno alla barbarie, al crimine e alla mancanza di moralità. Gli effetti di questa situazione non escludono i bambini, spesso abbandonati e cresciuti lontano dai vincoli sociali, impegnati dal giorno in cui sono nati in una lotta in cui l’unica legge è quella del più forte. I più fortunati sono ancora parte di nuclei familiari, struttura sociale che appare ormai inutile e lentamente spogliata di significato dalle continue aggregazioni e spostamenti di persone in cerca di maggiori possibilità di sopravvivenza. È una rappresentazione della storia quasi circolare, il ritorno di una civiltà avanzata al nomadismo, la perdita di comodità moderne come elettricità e acqua corrente.

In questo contesto di decadenza e di pericolo vive una donna, la protagonista di questa storia, che osserva i cambiamenti sociali dalla finestra della sua casa al piano terra, osserva la piazza in cui i gruppi di migranti si fermano, provenienti dalle altre città, osserva alcuni, pochi membri del suo vicinato unirsi a questi gruppi, osserva la nascita di gruppi all’interno suo quartiere, persone vissute nelle vie intorno alla piazza e decise a cercare fortuna altrove. Alla donna, di cui non sapremo mai il nome, viene affidata una bambina, Emily, che si dimostra intelligente e fin troppo perspicace e cinica per la sua età, ma l’elemento più sorprendente non è la facilità con cui comprende la natura di chi le sta intorno, bensì il suo comportamento, l’uniformarsi a una norma di brava ragazza proveniente da una famiglia “per bene” in un mondo in pieno collasso. Viene sottolineato di volta in volta il modo ironico e amaro in cui questi atteggiamenti vengono espressi, a dimostrazione della consapevolezza della bambina. Vediamo Emily diventare adolescente e mischiarsi con i gruppi nella piazza, diventare parte di uno di questi, giovane quattordicenne innamorata del leader, vediamo la contraddizione di un sistema che distrugge il concetto di famiglia alla quale Emily ha difficoltà a uniformarsi quando il sistema stesso le impone di condividere il suo uomo con le altre giovani della tribù.

La donna osserva con noi, o meglio noi osserviamo attraverso di lei e la sua finestra, ma scopriamo anche come un muro bianco e spoglio nasconda una casa, un giardino, un mondo intero pronto ad aprirsi e risucchiarla, mostrandole scene dolorose del passato di Emily, della sua prima infanzia e della famiglia in cui è cresciuta. È grazie a questo mondo “al di là del muro” che scopriamo come il padre di Emily sia un ex militare, la madre sia rigida nella sua educazione ed esaurita dal suo lavoro di genitore. Le scene vengono mostrate in ordine casuale, senza logica apparente se non un crescendo di tristezza e dolore. Ogni secondo passato in questo mondo immaginario è accompagnato dalla costante sensazione di una presenza aggiuntiva, mai incontrata ma sempre percepita, qualcuno a cui questa realtà appartiene.

È un libro breve ma molto denso, influenzato dalle letture di politica e sociologia fatte quando lavorava come infermiera e dalla disillusione per il comunismo, nel quale la Lessing smette di avere fiducia negli anni ’50. Emily sembra avere un passato molto simile a quello della scrittrice, un padre ex militare e una madre allo stesso tempo rigida e distaccata, impegnata a fornire un’educazione appropriata dimenticando i rapporti umani, comportamento che la stessa autrice sembra pensare sia causato dalla natura poco civilizzata e selvaggia della Rhodesia di quegli anni. Il racconto viene quindi diviso in due piani, quello personale, vivo soltanto oltre il muro, in una casa carica di eventi drammatici e con una presenza quasi inquietante a seguire ogni visita, e quello esterno in cui le basi della società vengono distrutte e rielaborate. Memorie di una sopravvissuta non è forstìe il titolo più conosciuto né quello più immaginifico, ma è un punto di partenza per chi non ha mai letto Doris Lessing e, per coloro che sono già familiari con il suo stile, un ritorno ad alcuni dei temi più cari già trattati in altri romanzi.

Note:

1 – Non vuole essere in nessun modo esaustivo, solo una semplice introduzione degli eventi ricollegati a Memorie di una sopravvissuta. Per una biografia completa e accurata rimando al sito dorislessing.org, da cui ho tratto le informazioni qui riportate e tutte le frasi attribuite a Doris Lessing in questa pagina. Per chi avesse problemi con la lingua inglese, Wikipedia rimane una buona alternativa.

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