Speciale Legends Award parte II: The Broken Empire di Mark Lawrence

Secondo articolo dedicato ai David Gemmell Legends Award (DGLA), Mark Lawrence e il suo The Broken Empire. Questa serie ha suscitato forti reazioni all’estero per le scene di cruda violenza raccontate. Personalmente trovo sia un lavoro di grandissima qualità, almeno da un punto di vista letterario, ma dire “mi piace” è davvero difficile. In ogni caso, il secondo titolo di questa trilogia, Il re dei fulmini o King of Thorns in originale, era nella shortlist degli ultimi DGLA, a dimostrazione della qualità e popolarità raggiunta. Non sono libri per tutti, lo dico qui e lo ripeterò più avanti, ma prima di rinunciare, pensateci bene.

La trama:

A otto anni ha visto uccidere la madre e il fratello. In un mondo in cui la violenza è all’ordine del giorno e l’unica legge è quella del più forte, il principe Honorius Jorg Ancrath, dominato dalla rabbia verso i responsabili, medita vendetta e fugge dal palazzo reale con una banda di ladri, assassini, stupratori e piromani da lui stesso liberati dalle prigioni del castello. Ha solo dieci anni. A tredici ne diventa il capo. A quindici, cresciuto tra incursioni e razzie nei villaggi del regno, è giunto il momento di tornare al castello di suo padre e riprendere possesso di ciò che gli spetta di diritto. Ma ora che è un ragazzo senza passato, ritagliarsi un futuro può rivelarsi più difficile e doloroso del previsto. Per chiudere una volta per tutte i conti con gli orrori della sua infanzia, il principe dovrà sconfiggere nemici che non si possono infilzare con una spada…

Analisi:

La serie è ambientata in un mondo che convive con le conseguenze di un apocalisse nucleare avvenuta in un passato lontano. Il panorama è quello di un Europa spezzettata in tantissimi regni, tutti in guerra tra loro in un neo-medioevo nel quale ancora sopravvivono alcuni strumenti del passato, per quanto il loro vero utilizzo sia sconosciuto.

Il primo libro è diviso in due differenti linee narrative, una legata al presente, una legata al passato, ma l’intera narrazione è centrata sulla figura di Jorg, un protagonista per cui la definizione di malvagio è ancora lontana dalla verità. Psicopatico, sociopatico, completamente folle, la sua regola è: se non si accetta di sacrificare qualcosa, qualsiasi cosa, allora quella è una debolezza. La violenza compiuta da Jorg è diversa da quella a cui siamo abituati nei romanzi degli ultimi anni: si parla comunque di guerra e ricerca di potere, ma la sua descrizione è così vivida e realistica da portare questo lavoro ad un livello completamente diverso dai vari Martin, Lynch, Abercrombie etc. Le conseguenze psicologiche di queste azioni sono il secondo elemento da tenere in considerazione, perché una mente disturbata come quella del protagonista reagisce in maniera diversa, sconvolta dall’odio intorno a lui. Il potenziale di genio è presente sin da bambino, ma la storia di Jorg e il suo passato sono la spiegazione di questo suo stato mentale. Il trauma della morte della madre e del fratello, i rovi che gli salvano la vita consegnandolo a ricordi più dolorosi di spine solitamente mortali sono parte di lui e lo spingono a definire le memorie come oggetti pericolosi, oggetti rigirati nella propria testa fino a quando non si conosce ogni loro sfumatura, ma ancora affilati come lame. La parte più sconvolgente è il ruolo centrale di Jorg: il lettore tende a identificarsi con lui, un protagonista che compie stupri, omicidi e massacri, comprendendone i motivi e trasformandoli in azioni estreme in un mondo già estremo e profondamente segnato da una guerra senza quartiere. Leggendo ci si aspetta queste sue azioni con lo scopo di distinguersi dagli altri Principi o Re o per ribaltare i vantaggi numerici dei suoi avversari. Si arriva a giustificare i mezzi usati per il fine da raggiungere, giustificare azioni ingiustificabili. L’elemento più sconcertante è la sua malvagità: Jorg è il cavaliere nero, il male assoluto contro cui l’eroe dovrebbe combattere, quando in realtà non esiste un eroe.

Nel secondo volume le linee narrative diventano tre: una presente, una legata ai viaggi e le situazioni in cui si è trovato Jorg nei suoi quattro anni di regno e i diari di Katherine a offrire un nuovo punto di vista tanto intrigante quanto necessario. Si può già intuire come la trama sia più complessa rispetto al primo libro. Conosciamo qui due nuovi personaggi femminili, Katherine e Miana: della prima abbiamo le pagine di diario, inserite come intervallo tra il presente e il passato della narrazione, a raccontarci la sua personalità, i suoi sentimenti contrastanti verso Jorg e la sua grande intelligenza, di cui si è visto qualche esempio nel primo episodio senza mai apprezzarne il vero potenziale. La Principessa Miana è la sposa di Jorg e futura regina di Renar, compare solo in alcune scene ma promette di essere più che adatta al ruolo di moglie di un individuo tanto tenace e spietato. A molti personaggi maschili già visti nel primo titolo viene dato molto più spazio ma i due nomi nuovi, il Principe Orrin e il fratello Egan, sono sicuramente i più interessanti. Orrin è presentato come un vero eroe, giusto, leale e onorevole. Il Principe Egan è molto più simile a Jorg, guidato da una sete di sangue e violenza difficile da controllare anche per il fratello. La relazione tra i due regalerà diversi colpi di scena, sempre raccontati con lo stile crudo e viscerale caratteristico del romanzo.

Discorso a parte va fatto per il protagonista: Jorg è cresciuto e ha avuto la sua vendetta. Non per questo può rilassarsi, non solo per la minaccia presentata dall’esercito intorno al suo castello. Gog ha difficoltà a controllare il suo potere e vuole aiutarlo perché rappresenta un arma eccezionale. Compare una scatola magica nella quale è nascosta una memoria talmente terribile da poter distruggere la sua stessa mente, scatola che si trasformerà in un arma contro i suoi nemici, sempre più numerosi e dotati di poteri magici contro cui è difficile difendersi. Ma soprattutto vediamo Jorg, sempre tenace e spietato, prestare più attenzione agli altri e alle conseguenze delle sue azioni nei loro confronti.

Giudizio:

La serie mantiene sempre la sua struttura, senza mai uscire dai binari narrativi, errore facile da commettere quando la violenza recita un ruolo tanto importante. Mondo e personaggi vengono intrecciati in modo splendido, preferendo l’azione alla descrizione, un secondo libro ancora più denso, sanguinario e malvagio del primo. Ben scritta e ben costruita, trovo sia un lavoro rivoluzionario, un viaggio attraverso la psicologia del male, una vera immersione nei punti più bassi e oscuri di una società post apocalittica impegnata a combattere e distruggersi come gli antichi, la cui potenza era riuscita a eclissare tutto, anche se stessi. D’altra parte le scene rappresentate sono talmente estreme da poter offendere e allontanare un buon numero di lettori. Nonostante ciò, è una meraviglia della letteratura, coinvolgente e viscerale, spinge a girare pagine senza neanche accorgersene.

I comment sono chiusi.

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